Silvia Meconcelli presenta il suo primo romanzo “Quel che non sai di me” a Montalcino

“Quel che non sai di me” il libro che tratta del rapporto difficile e vero tra una figlia e una madre, apparentemente molto diverse

E’ il 14 ottobre, nel mese più importante dell’anno per Montalcino, che la scrittrice Silvia Meconcelli ha voluto presentare il suo primo libro “Quel che non sai di me”. Libro che ha subito riscosso grande successo, infatti è stato finalista alla IV edizione del Premio Letterario Nazionale Bukowski e terzo classificato al Premio Letterario Giovane Holden.
La scrittrice grossetana dopo aver presentato il libro a Grosseto, sua città natale, lo ha voluto presentare anche a Montalcino, una città di adozione per lei, visto che, oltre al fatto che il compagno è di Montalcino, lavora a Montalcino e ha, proprio nella città del Brunello, una serie di amicizie profonde con cui ha voluto condividere questo suo momento importante.
Il romanzo narra del rapporto di Nina – cresciuta tra le macerie dopo il bombardamento del 26 aprile 1943, quando gli aerei statunitensi colpirono il cuore della Maremma e centinaia di grossetani furono costretti a stravolgere le proprie esistenze  – con sua madre. Nina è ormai una donna adulta, forte e realizzata, che assiste l’anziana mamma ripercorrendo quegli anni tragici e mettendo a nudo le tante domande rimaste appese senza una risposta in una situazione familiare difficile. Le storie delle due donne si sono rincorse su binari differenti, tra le numerose divergenze che hanno portato Nina a preferire i libri a un destino di stenti e ignoranza. Scelte che hanno avuto un costo, motivazioni che finalmente la donna ha la possibilità di spiegare alla madre in una lunga confessione. Rievocando le figure e le situazioni che le hanno permesso di essere in pace con se stessa.
La scrittrice tratta quindi nel suo romanzo un particolare argomento: il rapporto tra una figlia, Nina, e la madre malata, apparentemente due donne profondamente diverse e distanti, ma che, sfogliando pagina dopo pagina, si capisce quanto, in realtà, siano legate e quanto amore abbiano l’una per l’altra nonostante le diversità e le scelte di vita totalmente differenti. La protagonista, Nina, ha voglia di raccontare alla madre una serie di vicende e verità che non conosce, così la scrittrice sceglie volutamente di mettere la protagonista in una condizione di libertà assoluta e cioè davanti ad una madre malata che non può risponderle. In modo tale che Nina non abbia nessun tipo di vergogna e di paura di una risposta, perché troppo spesso la protagonista (come tutti alla fine) ha proprio timore di quella risposta, di quella replica secca e severa che non si aspetta, in realtà non si tratta di un vero e proprio monologo, perché la mamma, anche se non può risponderle con le parole, lo fa con i gesti, con la bocca, con una smorfia o con un sorriso.
Non si tratta di un racconto autobiografico per ovvi motivi storici e perché la scrittrice non racconta la sua storia, però Nina esiste davvero ed è una persona vicina a Silvia, che l’ha ispirata con i suoi racconti di giovinezza a scrivere e a tramandare le sue storie, anche se, ad un certo punto, la scrittrice ha voluto inventare una serie di personaggi che rappresentano ognuno una diversa sfaccettatura di Silvia stessa e del suo carattere, calandosi totalmente nella protagonista, provando le sue sensazioni e le sue emozioni.
Un vero e proprio romanzo che ha al suo interno molto: una storia vissuta realmente, ma anche mentalmente in modo indiretto, un rapporto madre-figlia particolare, la differenza generazionale, la malattia, l’amore tra figlia e madre ritrovato, un po’ di storia nella maremma del dopoguerra,… un romanzo insomma che raccoglie tante esperienze che sono tangibili anche con la sola lettura del libro.

 

Lorenzo Agnelli