Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza, in prima lettura, la proposta di legge statutaria che modifica i principi fondamentali dello Statuto regionale. Il testo dovrà tornare in Aula tra due mesi per l’approvazione definitiva. Hanno votato a favore Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Casa Riformista e Movimento 5 Stelle; contrari Fratelli d’Italia e Forza Italia.
La riforma introduce due nuovi principi: il diritto alla felicità e il diritto alla connettività su tutto il territorio regionale. Inoltre, viene prevista la possibilità di ampliare la composizione della Giunta regionale da otto a nove assessori, in adeguamento alla normativa nazionale.
Approvato anche un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle che impegna il Consiglio regionale ad avviare un percorso di confronto sullo Statuto con il sistema universitario e la società toscana, per valutare futuri aggiornamenti nel rispetto dei principi costituzionali e dell’autonomia regionale.
Giani: “Una Toscana più forte nei valori e nei diritti”
A difendere la riforma è il presidente della Regione Eugenio Giani, che sottolinea il valore simbolico e culturale delle modifiche: “Propongono la visione di una Toscana che si dà dei principi fondamentali e attuali: l’identità toscana, la valorizzazione della sua storia e della sua cultura. Accanto ai diritti e ai doveri deve esserci uno spirito umanistico che valorizzi l’uomo nella sua aspirazione al miglioramento della società”.
Sul diritto alla felicità, Giani richiama anche una radice storica toscana: “Il diritto alla felicità fu scritto 250 anni fa da un toscano, Filippo Mazzei, nella Costituzione degli Stati Uniti. Significa riconoscere l’aspirazione dell’uomo a condizioni di vita migliori”.
Altro punto centrale è il diritto alla connettività: “Oggi è fondamentale che tutti possano connettersi a internet e alla rete mobile. È un diritto che qualche anno fa non si sentiva, ma che oggi è essenziale”.
Quanto all’aumento degli assessori, Giani precisa: “Da 8 diventano 9, ma è solo un adeguamento alla legge nazionale. Non lo farò subito: è un principio statutario che serve a rendere la Toscana uguale alle altre Regioni”.

Tomasi: “Slogan elettorali e aumento mascherato degli assessori”
Durissima la posizione dell’opposizione. Alessandro Tomasi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e portavoce del centrodestra, contesta l’intero impianto della riforma: “Contestiamo tutto. Si inserisce il diritto alla felicità e non si sa cosa significhi, né come verrà garantito. Ci sembra un estremo atto di campagna elettorale”.
Secondo Tomasi, dietro i nuovi diritti si nasconde il vero obiettivo: “Dietro questa facciata si nasconde l’aumento del numero degli assessori da 8 a 9. Non era necessario, non era obbligatorio e non era stato detto agli elettori”.
Il consigliere FdI critica anche l’attuale organizzazione della Giunta: “Ci sono assessori senza deleghe e deleghe che il presidente difficilmente potrà esercitare. Non serve aumentare il numero degli assessori”.
E aggiunge una contestazione politica e istituzionale: “Lo Statuto riguarda tutti, non si può cambiare a colpi di maggioranza. Inoltre Giani ha detto che forse aumenterà il numero dei suoi assessori nel 2027: dimostra che non serve a migliorare i servizi, ma è uno strumento per equilibri interni alla maggioranza”.

Il percorso istituzionale
La modifica statutaria è stata illustrata in Aula dal presidente della Commissione Affari istituzionali Vittorio Salotti. Un emendamento condiviso anche dall’opposizione ha eliminato il riferimento alla “Toscana diffusa” e riformulato il passaggio sul diritto alla connettività, togliendo il collegamento esplicito a investimenti pubblici e collaborazione con operatori privati.
Sulla Giunta, la riforma recepisce quanto previsto dalla normativa nazionale, che consente alle Regioni con determinate caratteristiche demografiche di avere fino a un assessore ogni cinque consiglieri regionali, con arrotondamento all’unità superiore.
Il testo tornerà ora in Consiglio regionale per la seconda e definitiva votazione. Intanto il confronto politico resta acceso tra chi parla di ampliamento dei diritti e chi denuncia un’operazione politica mascherata.