Tetto agli studenti stranieri, a Siena il rebus degli Istituti professionali Marconi e Caselli: “E dove li mandiamo?”

Al Caselli 180 studenti stranieri su 693, al Marconi 132 su 295, il dirigente Guerranti: “La vera sfida è insegnare l’italiano e integrarli. Questi ragazzi sono anche una risorsa per il lavoro”

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Il 30 per cento esiste già, almeno sulla carta. È il limite previsto dalla circolare del Ministero dell’Istruzione dell’8 gennaio 2010, firmata dall’allora ministra Mariastella Gelmini, per la presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi. Una soglia che, però, era indicata come criterio generale e che poteva essere derogata in determinate situazioni. Ora il tema torna al centro dell’agenda del governo: Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento che inasprirebbe questo limite e dovrebbe renderlo oggetto di una norma di legge, insieme ad altre misure sull’integrazione scolastica.

E proprio dentro le scuole si apre il problema più concreto: come applicare una percentuale rigida in istituti che, per caratteristiche territoriali e per gli indirizzi che offrono, hanno una presenza significativa di studenti con cittadinanza straniera?

A Siena un caso emblematico è rappresentato dagli istituti professionali Giovanni Caselli e, soprattutto, Guglielmo Marconi, guidati dal dirigente scolastico Luca Guerranti. I numeri fotografano una presenza importante: al Caselli gli studenti con cittadinanza straniera sono 180 su 693 (circa il 26%) , mentre al Marconi sono 132 su 295 (circa il 45%). Al Marconi, dunque, si tratta di una percentuale che supera ampiamente la soglia già in essere. Una realtà nella quale, secondo il dirigente, un’eventuale applicazione rigida della norma potrebbe creare problemi soprattutto nella distribuzione degli studenti.
“Noi siamo tre istituti, Caselli, Monna Agnese e Marconi, con utenze diverse. I due professionali, ovvero il Caselli e il Marconi, vedono una predominanza di stranieri piuttosto forte – spiega il preside Guerranti -. Al Caselli su 693 studenti ad oggi abbiamo 180 stranieri, mentre al Marconi su 295 ne abbiamo 132, con predominanza kosovara, poi c’è una forte componente albanese e marocchina. È chiaro che al Marconi qualche problemino, se quanto esposto dalla presidente Meloni dovesse andare avanti, ce l’avremmo”.

Ma per Guerranti la presenza degli studenti stranieri non può essere letta soltanto attraverso una percentuale, soprattutto negli istituti professionali dove questi ragazzi rappresentano anche una componente importante del rapporto tra scuola e imprese: “Proprio al Marconi i ragazzi escono dai corsi di meccanica ed elettronica e trovano tutti il lavoro – analizza il Dirigente Scolastico -. Tanto che pensiamo di proporre per il prossimo anno un corso di istruzione e formazione professionale per gli idraulici, perché sappiamo che mancano. I ragazzi stranieri possono creare dei problemi, ma sono anche una notevole risorsa. Non solo artigiani, ma anche industriali mi chiedono se ho ragazzi e quelli che si diplomano sono tutti più o meno già occupati nel mondo del lavoro”.

Il punto centrale, secondo il dirigente, diventa quindi quello dell’integrazione e soprattutto della conoscenza della lingua italiana. Una difficoltà che riguarda principalmente gli studenti arrivati da poco in Italia e che necessita di un percorso specifico.
“Spesso arrivano da noi ragazzi che da poco sono in Italia, in prima e in seconda, che non conoscono la lingua – prosegue Guerranti -. Nel primo periodo c’è necessità di favorire l’apprendimento della lingua italiana. Mentre quelli che sono sì di nazionalità straniera ma nati in Italia hanno fatto tutto il periodo di scolarizzazione italiana, parlano il senese e il toscano come gli altri, talvolta anche meglio. Ci vuole tempo per l’integrazione, in certe culture non è molto facile, però grazie al lavoro dei docenti i risultati piano piano arrivano”.

Ed è proprio qui che, per Guerranti, dovrebbe concentrarsi il lavoro della scuola, anche perché un tetto rigido pone una questione molto concreta: se un ragazzo non può essere inserito nell’istituto o nella classe che ha scelto, dove viene mandato?
A mio modesto punto di vista credo che sia piuttosto difficile, ripenso proprio ai numeri del Marconi: questi ragazzi, se hanno le predisposizioni per la meccanica, per l’elettronica, un futuro anche per il corso per gli idraulici, dove vanno? A fare altri indirizzi dove sono meno propensi, meno predisposti? Dovremo guardare anche i decreti applicativi, perché sappiamo che dopo quello che ha detto il presidente del Consiglio dei ministri devono arrivare le leggi e poi i decreti applicativi”.

E alla fine, per Guerranti, resta soprattutto il valore del lavoro fatto quotidianamente dai docenti per accompagnare i ragazzi fino al diploma e all’ingresso nel mondo del lavoro.
“Sono fiducioso soprattutto perché la cosa bella dei nostri ragazzi nei professionali è che li ritroviamo una volta diplomati e ci salutano – conclude Guerranti -, ci abbracciano con molto affetto. Vuol dire che qualcosina di buono i professori e un pochino anche io siamo riusciti a fare”.

A Siena, almeno al Caselli e al Marconi, il problema dunque non è soltanto stabilire quanti studenti stranieri possano stare in una classe. È capire come organizzare concretamente una scuola che quei ragazzi deve accogliere, formare e, soprattutto, preparare al lavoro.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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