Rifiuti e termovalorizzatore dei Foci: la denuncia del Partito della Rifondazione Comunista di Siena

Dal ridimensionamento delle garanzie contrattuali al paventato ampliamento dell'impianto di Poggibonsi: Rifondazione ripercorre quindici anni di scelte sulla gestione dei rifiuti nell'ATO Toscana Sud e chiede un immediato cambio di rotta

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota stampa inviata dalla Federazione provinciale di Siena del Partito della Rifondazione Comunista, che interviene con un’approfondita disamina sulla storia della concessione del servizio di gestione dei rifiuti nell’ATO Toscana Sud, sulle vicende legate a Sei Toscana e Sienambiente, e sui rischi legati all’ipotizzato ampliamento dell’impianto dei Foci a Poggibonsi.

“Nel 2010 l’Autorità d’ambito ATO Toscana Sud mise a gara, per vent’anni, la raccolta dei rifiuti delle province di Arezzo, Siena e Grosseto, da affidare a un gestore unico. Dentro quel contratto c’era anche la costruzione di due impianti nuovi, un biodigestore e un termovalorizzatore, entrambi in provincia di Arezzo: 119 milioni e 400 mila euro. Vinse un raggruppamento guidato da Sienambiente, da cui nacque Sei Toscana.

I requisiti tecnici per realizzare le opere, però, non li portava Sienambiente. Li portavano due imprese private del raggruppamento: la cooperativa Unieco, unica ad avere quelli per gli impianti, e La Castelnuovese, che aveva quelli per i centri di raccolta. Nel 2017 sono finite entrambe in liquidazione coatta amministrativa.

È questo il punto da cui parte tutto il resto. Il fallimento di due imprese private ha rimesso in discussione la concessione ventennale di un servizio pubblico essenziale. L’Autorità chiese a Sei Toscana di sostituire i soci venuti meno. Per anni non accadde nulla, e gli impianti non furono mai costruiti: in otto anni, su quel capitolo, non è stato speso un euro.

Nel giugno 2022 l’assemblea dei sindaci ha chiuso la questione. E l’ha chiusa in due modi opposti. Per i centri di raccolta si è cercato un sostituto, con l’impegno a trovare entro fine anno un operatore in possesso dei requisiti. Per gli impianti no: l’obbligo di costruirli è stato semplicemente cancellato e tolto dal contratto di servizio.

Perché quell’accordo fosse necessario lo scrive Sei Toscana nel proprio bilancio: ha consentito «di ripristinare, in capo a SEI, i requisiti di partecipazione alla gara stessa, superando una criticità legale ed amministrativa significativa». Senza i requisiti che Unieco non aveva più, il gestore rischiava la concessione. Cancellando l’obbligo di costruire è sparito anche il requisito che mancava, e la concessione andrà avanti fino al 2033.

Una parte del conto l’hanno pagata i cittadini. Per chiudere l’accordo l’Autorità si è impegnata a rimborsare a Sei Toscana 340 mila euro di spese di progettazione di impianti ai quali si era appena rinunciato, imputandoli sui piani economico-finanziari comunali del 2023, cioè in TARI. Ai 35 Comuni della provincia di Siena sono toccati poco meno di 110 mila euro: progetti mai fatti, pagati in bolletta.

Ma il danno più grosso è un altro. Finché gli impianti stavano dentro il contratto, decidere quanti rifiuti bruciare era una questione anche contrattuale, e il contratto lo governa l’assemblea dei sindaci. Da giugno 2022 la capacità degli impianti si decide soltanto in sede di autorizzazione, in Regione, dove i Comuni sono uno fra i tanti soggetti consultati.

La strada era un’altra, e il momento di prenderla era quello. Se un servizio pubblico essenziale va in crisi perché falliscono le imprese private che lo tenevano in piedi, la conclusione da trarre è che quel servizio non può dipendere dalla solidità di un privato. Si rafforza il ruolo diretto dei Comuni sulla raccolta nei territori e si riporta il ciclo sotto governo pubblico. Nel 2022 si è fatto l’opposto: ai Comuni è stato tolto il controllo sugli impianti, e il gestore è stato rimesso in regola.

Quella posizione, allora, non la sostenne quasi nessuno. Qualche amministratore isolato, a cui va il nostro plauso, e basta. Il risultato è che oggi i Comuni sono esecutori senza potere, spazzini precari essi stessi dentro un sistema le cui scelte industriali si prendono altrove. Dal 2022 Sei Toscana è consolidata nel Gruppo Iren, che ne ha assunto il controllo indiretto; dal 2024 è consolidata nello stesso gruppo anche Sienambiente, la società che gestisce il termovalorizzatore di Poggibonsi. Lo stesso soggetto sta dentro l’azienda che raccoglie i rifiuti e dentro quella che li brucia.

Ed è in questi anni che è comparso il progetto di ampliare i Foci, portandoli da 70.000 a 110.000 tonnellate l’anno. Quelle 40.000 tonnellate in più non sono scritte in nessun atto di programmazione: non nel Piano regionale dell’economia circolare, non nella delibera regionale sugli impianti minimi, e nemmeno nella previsione di fabbisogno che la stessa Autorità d’ambito ha allegato alla delibera del 2022, dove i Foci restano a 70.000 tonnellate l’anno fino al 2030. Nessun documento le quantifica, ma il progetto c’è.

Il controllo pubblico sul ciclo dei rifiuti va ripreso, perché è l’unico modo per scongiurare opere inutili, inquinanti e costose per il territorio. Serve un moto da parte delle amministrazioni per riaffermare il ruolo degli Enti locali sul governo dei servizi essenziali. Per tornare a decidere, per tornare ad amministrare. Serve cambiare rotta politica, dopo 15 anni di progressiva svendita dei nostri servizi al mercato”.



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