La Toscana continua a crescere, ma meno del resto del Paese. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto di Bankitalia sull’economia regionale, che stima per il 2025 un aumento del Pil dello 0,4%, contro lo 0,5% registrato a livello nazionale. Un dato definito dagli economisti come il segnale di crescita modesta, frenata dalla debolezza del manifatturiero e da un tessuto produttivo composto prevalentemente da imprese di piccole dimensioni e con una limitata propensione all’innovazione. Anche il forte incremento dell’export è trainato soprattutto dai comparti della farmaceutica, con un impatto limitato sul valore aggiunto prodotto sul territorio.
Numeri che, secondo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci, non possono essere sottovalutati. “Il rapporto di Bankitalia è passato un po’ sotto traccia perché altri avvenimenti hanno distratto l’opinione pubblica, ma è un documento molto interessante – afferma -. Ci dice che la Toscana cresce meno dell’Italia e soprattutto che la nostra economia ha i piedi d’argilla, perché è basata su imprese piccole, poco votate all’innovazione e concentrate in settori tradizionali, quindi esposte a qualsiasi vento dell’economia”.
Tucci richiama anche il dibattito politico che il report avrebbe aperto all’interno del centrosinistra toscano. “Mentre il governatore Giani ha cercato di minimizzare, enfatizzando il dato dell’export, che però è legato essenzialmente ai grandi colossi farmaceutici presenti oggi sul territorio, il giorno successivo il segretario regionale del Pd Fossi è intervenuto sostenendo che la Toscana deve cambiare passo. Più che un avviso di sfratto al governatore, direi che è stato sicuramente un cartellino giallo”.
Per il consigliere di Fratelli d’Italia, il quadro regionale si intreccia inevitabilmente con le preoccupazioni che riguardano Siena e il futuro del Monte dei Paschi. “È arrivata quella che potremmo definire una tempesta perfetta. Ai dati non entusiasmanti dell’economia toscana si aggiunge la vicenda dell’Opas (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) di Intesa, che è entrata nel mercato come un elefante in cristalleria e rischia di essere presa molto sul serio dagli investitori”.
Da qui l’appello a una mobilitazione condivisa della città: “Dobbiamo fare fronte comune, come ha invitato a fare il sindaco Nicoletta Fabio. Politica, corpi intermedi, dipendenti, associazioni di categoria e sindacati devono unirsi affinché, qualunque sia l’esito dell’operazione, vengano salvaguardati l’occupazione, il marchio e la grande storia del Monte dei Paschi, che non possono essere cancellati con un tratto di penna”.