La Fiom Cgil Siena interviene sulla vicenda dei lavoratori a tempo determinato della Trigano di Cusona, a San Gimignano, e sui 74 contratti in scadenza che non sono stati rinnovati, contestando alcune dichiarazioni attribuite al segretario generale della Fim Cisl Giuseppe Cesarano e pubblicate da La Nazione di Siena.
Al centro della presa di posizione c’è, in particolare, la ricostruzione delle relazioni sindacali all’interno dello stabilimento senese della multinazionale della camperistica, che conta circa 450 dipendenti sui circa 1.600 impiegati complessivamente nei cinque poli produttivi italiani.
La Fiom mette subito in chiaro un punto: “Non abbiamo mai sottoscritto alcun accordo di prossimità con Trigano”. Da qui la richiesta rivolta direttamente a Cesarano di indicare a quale accordo faccia riferimento quando sostiene che in azienda esista un’intesa sottoscritta da tutte le parti, compresa la Fiom, anche sulle modalità di utilizzo dei contratti a termine.
“Se esiste – sostiene la Fiom – si renda pubblico e si indichino la data, le parti firmatarie e il contenuto”.
Il sindacato ricostruisce quindi la vicenda degli accordi sottoscritti negli ultimi anni. Nel 2019, afferma la Fiom, venne siglato un accordo di prossimità che l’organizzazione non firmò. Quell’intesa fu successivamente impugnata da un lavoratore al quale non era stato rinnovato il contratto. Secondo la ricostruzione fornita dalla Fiom, il Tribunale dichiarò illegittimo l’accordo e dispose la reintegrazione del lavoratore. La vicenda arrivò poi in Corte d’Appello, che nel 2025 avrebbe confermato l’illegittimità dell’intesa, individuando nella Fim Cisl l’organizzazione sindacale firmataria.
La Fiom sottolinea inoltre che un secondo accordo di prossimità venne sottoscritto nel luglio 2024, anche in questo caso senza la firma della Cgil. L’organizzazione sostiene di essersi opposta chiedendo, tra le altre cose, garanzie per i lavoratori a cui non sarebbe stato rinnovato il contratto e il rispetto delle causali previste dalla legge.
Le stabilizzazioni non possono diventare un alibi
Altro punto contestato dalla Fiom riguarda il numero delle stabilizzazioni rivendicate dalla Fim, circa 240 nel corso degli anni.
“Non neghiamo che queste stabilizzazioni siano avvenute – afferma il sindacato – e le abbiamo ricordate anche noi”. La questione, secondo la Fiom, è però il periodo temporale nel quale sono state realizzate: circa undici anni.
Per il sindacato, quindi, quel dato non sarebbe sufficiente a dimostrare il superamento del problema della precarietà. “Di fronte a un utilizzo così ampio e, a nostro giudizio, eccessivamente discrezionale dei contratti a termine – sostiene la Fiom – alcune centinaia di stabilizzazioni distribuite nell’arco di 11 anni non possono essere utilizzate per sostenere che il problema della precarietà alla Trigano non esista”.
La domanda posta dall’organizzazione è dunque quale modello occupazionale debba essere costruito nel territorio e perché un lavoratore debba trascorrere anni con contratti a termine prima di poter aspirare alla stabilizzazione.
“Oggi 74 lavoratori sono senza lavoro”
Per la Fiom, però, il tema più urgente resta quello dei 74 lavoratori ai quali non è stato rinnovato il contratto.
“La questione concreta è questa”, sottolinea il sindacato, secondo cui non si può parlare di continuità occupazionale mentre decine di persone vengono lasciate a casa alla scadenza del contratto.
La Fiom rivendica quindi un ruolo del sindacato che non si limiti a prendere atto delle oscillazioni del mercato, ma che lavori per fare in modo che le fluttuazioni produttive non vengano scaricate interamente sui lavoratori, trasformando l’incertezza del mercato in precarietà occupazionale.
L’appello alla stampa: “Verificare gli atti”
Nel comunicato non manca un appello alla stampa: “Quando vengono attribuite a un’organizzazione sindacale la firma di un accordo o la condivisione di una determinata politica contrattuale, si verifichino gli atti e le firme prima di riportare quelle affermazioni come fatti”.
La Fiom si dice disponibile a mettere a disposizione la documentazione in suo possesso e a confrontarsi pubblicamente «carte alla mano» su date, contenuti e soggetti firmatari.
“Non abbiamo bisogno di polemiche: abbiamo bisogno di verità”, afferma l’organizzazione, tornando a contestare l’attribuzione alla Fiom di accordi che, sostiene, non avrebbe mai sottoscritto.
“La Fim da che parte sta?”
Infine, la Fiom rivolge una domanda politica alla Fim Cisl. Di fronte ai 74 lavoratori che si trovano ora a dover presentare domanda di Naspi, il sindacato si sarebbe aspettato “maggiore empatia, maggiore preoccupazione e soprattutto maggiore attenzione alla ricerca di soluzioni per evitare i mancati rinnovi”.
La Fiom accusa quindi la Fim di aver assunto una posizione che finirebbe per difendere il modello contrattuale e le scelte dell’azienda.
“È legittimo difendere i propri accordi. È legittimo rivendicare le proprie scelte. Non è però accettabile attribuire alla Fiom la firma di accordi che non ha mai sottoscritto”, conclude il sindacato.
E rilancia: “La Fim Cisl da che parte sta? Dalla parte di chi oggi perde il lavoro o dalla parte di un modello che consente all’azienda di gestire la flessibilità scaricandone il costo sui lavoratori?”.
La Fiom assicura infine che continuerà a chiedere «stabilità, diritti, rispetto della legge e occupazione di qualità», ribadendo la propria disponibilità al confronto sulla documentazione e sugli accordi che hanno segnato negli anni le relazioni sindacali alla Trigano.