“La necessità è ora, è adesso, in questo momento e siamo in ritardo”. È un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni quello lanciato da Andrea Bensi, segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), durante il presidio organizzato insieme a FSP Polizia di Stato davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura di Siena, in via delle Sperandie. La richiesta è chiara: trovare subito una nuova sede per un ufficio che, secondo i sindacati, ha ormai superato ogni limite di sostenibilità, sia per le condizioni di lavoro degli agenti sia per la sicurezza dei cittadini.

Il presidio, che si è svolto questa mattina dalle 11 alle 12, nasce per riportare al centro dell’attenzione un problema che non può più essere rinviato. Gli spazi interni sono insufficienti, mancano postazioni di lavoro adeguate e, all’esterno, non esiste un’area di attesa protetta. Gli utenti, tra cui anziani, famiglie con bambini e persone fragili, sono costretti a mettersi in fila sul marciapiede, in prossimità di una curva con visibilità ridotta per i veicoli in transito.
Una situazione che, con l’arrivo della stagione fredda e le criticità legate al riscaldamento, rischia di diventare ancora più difficile. Ma il punto sollevato dai sindacati è soprattutto uno: non si tratta più di programmare un trasferimento per il futuro, ma di intervenire prima che si verifichi un incidente.
“Siamo qui per manifestare l’inadeguatezza ormai degli Uffici Immigrazione, perché i locali sono piccoli per le persone che ci lavorano – spiega Gianluigi Forconi, vice sovrintendente della Questura di Siena -. Cerchiamo di sensibilizzare le amministrazioni per trovare un nuovo posto più adeguato, anche per le persone che accedono a questo ufficio. Ci sono bambini, ci sono persone anziane e cerchiamo un posto dove possano essere protetti anche dagli agenti atmosferici, non in mezzo a una strada così pericolosa”.
Parole che diventano ancora più dure quando Forconi richiama il rischio per chi è costretto ad aspettare all’esterno: “Non so se le amministrazioni aspettino che ci sia un ferito o un morto, perché prima o poi purtroppo è una cosa che mi sembra abbastanza inevitabile. Qualcuno distratto alla guida fa una curva, anche coperta, e può mettere sotto una persona. Poi dopo si piange. Cerchiamo di correre ai ripari prima”.

Il problema non riguarda soltanto le file all’esterno. All’interno, infatti, la carenza di spazi si traduce in condizioni di lavoro che gli operatori giudicano ormai insostenibili. “Non ci sono abbastanza posti per mettere le scrivanie, la zona del foto-segnalamento non è adeguata e gli ambienti sono fatiscenti – racconta Forconi, evidenziando anche le difficoltà legate agli impianti di riscaldamento -. L’obiettivo di lungo periodo resta quello di arrivare a una nuova Questura, ma i tempi necessari per realizzarla non possono diventare una giustificazione per lasciare l’Ufficio Immigrazione nelle condizioni attuali. Sappiamo che per fare una Questura nuova occorreranno alcuni anni, mentre qui non si può più aspettare: il tempo è giunto. Bisogna trovare un posto dove poter almeno spostare l’Ufficio Immigrazione, per dare la possibilità a chi usufruisce di questo servizio di stare un po’ meglio”.
Sulla stessa linea Andrea Bensi, segretario provinciale del SAP, che prende le distanze dalle polemiche sulla destinazione del trasferimento. Le ipotesi del Circolo Arci Due Ponti e di viale Sardegna sono al centro del confronto istituzionale, ma per i sindacati la priorità non è scegliere una sede piuttosto che un’altra: è arrivare rapidamente a una soluzione.
“Noi non vogliamo entrare in quello che ormai è diventato uno scontro, nella polemica della scelta della sede, perché a noi non interessa la scelta della sede. Siamo qui perché questi locali non sono più idonei, non ci sono più le condizioni di dignità per i colleghi per lavorare in questo posto – afferma Bensi -. Quello che pretendiamo ora è un posto dignitoso dove poter lavorare e dove gli utenti possano fare la fila per attendere i documenti che richiedono”.
All’Ufficio Immigrazione lavorano oltre trenta persone. Un numero che, secondo il segretario provinciale del SAP, rende ancora più evidente l’inadeguatezza degli ambienti: “Non ci sono veramente gli spazi, non ci sono le condizioni. È un’emergenza sia esternamente, e quella si può vedere benissimo dando un’occhiata al marciapiede, sia internamente, perché è un ufficio colmo di fascicoli a terra. I colleghi non hanno scrivanie, non hanno posti dove sedersi e devono fare lo slalom fra i fascicoli e le carte”.
A questo si aggiungono le difficoltà degli impianti e la prospettiva dell’inverno, che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica. Per questo FSP e SAP chiedono alle amministrazioni competenti di superare le discussioni e passare dalle ipotesi agli interventi concreti.
Il messaggio conclusivo del presidio è un ultimatum sui tempi, non una presa di posizione sulla sede da individuare. Per i sindacati, aspettare ancora significa prolungare un’emergenza che riguarda contemporaneamente la sicurezza dei cittadini e la dignità del lavoro degli agenti.
“La necessità è ora, è adesso, in questo momento. Quindi non è più rimandabile, assolutamente – ribadisce Bensi -. Siamo in ritardo“.
Una richiesta che punta a ottenere una risposta immediata dalle istituzioni: la nuova sede non è più soltanto un obiettivo da raggiungere, ma una necessità che, secondo i rappresentanti sindacali, avrebbe già dovuto trovare una soluzione.
