Siena diventa crocevia di culture, lingue e identità grazie al programma Erasmus BIP (Blended Intensive Programmes) coordinato dall’Università per Stranieri di Siena, che per l’edizione 2026 accoglie studenti e docenti dell’Università di Graz (Austria) e dell’Università del Litorale di Capodistria (Slovenia). Il progetto, dal titolo “Lingua italiana, lingue del mondo come spazi di mediazione e cooperazione”, rappresenta il terzo e conclusivo appuntamento di un percorso triennale iniziato nel 2024 a Graz e proseguito nel 2025 a Koper in Slovenia.
Sono 34 gli studenti coinvolti nella tappa senese – 20 provenienti dagli atenei partner e 14 iscritti a Unistrasi – impegnati in una settimana di attività intensive che culmineranno in un lavoro condiviso, frutto di un percorso sviluppato durante l’anno anche attraverso incontri a distanza. Un’esperienza che non è solo formativa, ma anche accademicamente riconosciuta, con crediti e una valutazione finale prevista per il mese di giugno.
“È un’occasione molto importante – spiega la delegata alle relazioni internazionali UniStraSi, Carla Bagna – perché si tratta del primo Erasmus Intensive Programme ospitato dall’Università per Stranieri di Siena, e sarà il primo di una lunga serie. Questo progetto chiude un ciclo triennale che ha visto protagoniste Graz e Capodistria prima di arrivare qui. Gli studenti lavoreranno insieme per una settimana, ma il percorso è iniziato da tempo e proseguirà con attività e un esame finale”.
Al centro del progetto ci sono i concetti di frontiera, identità plurali e plurilinguismo, elementi chiave per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. “I punti di forza – sottolinea Simona Bartoli Kucher dell’Università di Graz – sono proprio l’idea dell’incontro, della collaborazione e della cooperazione. In questi anni si è creata una rete di relazioni tra studenti che spesso continua anche dopo la laurea. Nonostante le difficoltà delle distanze, è emersa una forte volontà di restare in contatto e lavorare insieme”.
Un approccio che punta sull’interazione diretta tra culture diverse, come evidenzia anche Nives Zudič Antonič dell’Università del Litorale di Capodistria: “Abbiamo lavorato in gruppi misti, mescolando studenti delle tre realtà. Questo ha permesso non solo di conoscersi, ma anche di produrre materiali concreti: unità didattiche e lavori che raccontano l’esperienza vissuta. Quest’anno presenteremo il secondo volume di questi progetti, realizzati interamente dagli studenti”.
Il percorso si arricchisce anche di una dimensione narrativa e multimediale. La giornalista Martina Vocci, coinvolta nel progetto già nella scorsa edizione, segue anche quest’anno i partecipanti nella realizzazione di un reportage video: una sorta di diario collettivo capace di raccontare il valore dell’esperienza attraverso immagini e testimonianze dirette.
“Credo che questo sia il senso della civiltà europea – afferma Vocci – essere diversi ma insieme. In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche, vedere studenti di Paesi diversi lavorare fianco a fianco per un obiettivo comune è un messaggio forte. È un modo concreto per costruire dialogo, conoscenza reciproca e futuro“.
Un progetto che guarda dunque oltre i confini accademici, trasformando la lingua italiana in uno strumento di mediazione culturale e di cooperazione internazionale. E che, proprio da Siena, rilancia il valore di un’Europa fatta di differenze che diventano risorsa condivisa.