Occupazione notturna della biblioteca della Facoltà di lettere dell’Università di Siena in Fieravecchia da parte del “Comitato per difendere UniSi”, nato da studenti, dottorandi e ricercatori dell’Ateneo senese, contro i tagli e la riduzione dei servizi che hanno colpito le biblioteche universitarie. Di seguito la nota del Comitato.
“Questa notte abbiamo occupato il Polo di Fieravecchia, uno degli spazi simbolo dei recenti tagli attuati dalla direzione di UNISI. A seguito della decisione di depotenziare il servizio bibliotecario e di chiudere anticipatamente gli spazi universitari, oltre mille persone dell’Ateneo hanno espresso il proprio dissenso sottoscrivendo una lettera aperta. Oltre un centinaio di studenti e lavoratori hanno inoltre deciso di riappropriarsi di quegli spazi che sono stati sottratti alla comunità.
Ci rammarica profondamente che il Rettore e la Direttrice Generale non abbiano accolto la nostra richiesta di incontro, negando così un’occasione fondamentale per fornire spiegazioni, ascoltare la comunità che dovrebbero rappresentare e costruire possibili percorsi di mediazione tra le decisioni prese e le rivendicazioni di studenti e lavoratori.
Questa mattina presenteremo una mozione al Senato Accademico di UNISI per chiedere un cambio di rotta. Ci aspettiamo che a seguito di una mobilitazione così partecipata, il Senato si ravveda e apra ad un dialogo costruttivo.
Il nostro Ateneo, così come la nostra città, ha bisogno di una visione a lungo termine: una visione che non si limiti al risparmio immediato, ma che punti invece a valorizzare i servizi, rendendo l’università più vivibile e attrattiva. In caso contrario, il calo delle immatricolazioni, che negli ultimi cinque anni ha già comportato la perdita di duemila iscritti, è destinato a proseguire, con ricadute negative sull’intero territorio.
Allo stesso tempo, chiediamo che la governance di UNISI assuma posizioni chiare e incisive rispetto alle politiche ministeriali. Se oggi ci troviamo ad affrontare questi disservizi, la responsabilità è anche e soprattutto dei tagli imposti dal governo al sistema universitario”.
