Vaccinazioni, Azione Siena: “I dati parlano chiaro: la Toscana è in difficoltà”

"Azione propone da tempo politiche finalizzate a ridurre le enormi differenze presenti tra le diverse Regioni e tra persone di livello socioeconomico diverso" spiega Antonio Zambito Marsala

“I dati parlano chiarissimo, la regione è ancora nelle posizioni di coda nella vaccinazione della fascia di popolazione over 80, quella a maggior rischio di morte in caso di contagio del virus sars-COV-2 (una probabilità su dieci come riportato da Robert Verity su Lancet infectious disease). I dati pubblicati dal ministero della salute ed elaborati dalla fondazione indipendente GIMBE mostrano infatti, la nostra regione al penultimo posto in Italia con il 22,0% della popolazione sopra gli 80 anni che ha completato il percorso vaccinale. I vaccinati con la sola prima dose sono il 28,1%. Nel totale tra le peggiori performance nazionali. Se poi si considera la fascia dai 70 ai 79 anni la situazione si fa davvero drammatica: in Italia solo il 5% dei cittadini di questa età sono stati vaccinati (il 40% in Finlandia). L’ipotesi di sospensione del vaccino Astra Zeneca per gli under 60 sarebbe inoltre un’ottima occasione per poter destinare le dosi di vaccino a questa fascia di età. In Toscana a completare l’iter vaccinale sono stati solo l’1,6%”. Così scrive il responsabile del tavolo sanità del comitato provinciale senese di Azione Antonio Zambito Marsala in merito alla questione vaccinazioni in Toscana.

“Sarà forse perché dall’inizio della campagna si è scelto di vaccinare persone che pur avendone diritto non avevano nessuna condizione di alto rischio di essere contagiati? – prosegue – Amministrativi, psicologi, personale delle pulizie, veterinari, muratori e idraulici in rapporto di vario genere con strutture sanitarie hanno beneficiato dell’agognato vaccino perché ritenuti “soggetti a rischio” indipendentemente dalla loro fascia di età e condizioni di salute. Anche tra gli avvocati, recentemente, si è reso celebre il caso della vicepresidente regionale Saccardi che, pur non esercitando la libera professione, ha ottenuto, perché ne aveva diritto, la dose di vaccino”.

“Quanti morti si sarebbero potute evitare con una pianificazione diversa delle vaccinazioni?
Circa 6 mila persone la stima riportata da Matteo Villa dell’ISPI (istituto per gli studi di politica internazionale) seguendo un modello dove la priorità venga data sulla base dell’anno di nascita anziché della categoria professionale – continua Marsala – Negli altri stati, come Francia e Germania, pur dando una priorità vaccinale agli operatori sanitari non si è proceduto a vaccinare inserendo altre “categorie”; ogni cittadino/a, sia esso un operatore scolastico o di polizia, si è messo in fila seguendo un unico criterio: l’anno di nascita in ordine cronologico”.

“Negli ultimi anni la sanità è stata definanziata per 37 miliardi, questo dimostra che l’Italia era già malata da molto tempo prima dell’arrivo di questo virus – conclude – Per questo Azione propone da tempo di guardare al futuro, rafforzando lo spirito universalistico del sistema sanitario e la medicina del territorio, con politiche finalizzate a ridurre le enormi differenze presenti tra le diverse Regioni e, all’interno di esse, tra persone di livello socioeconomico diverso”.