Assemblea MPS, l’allarme della segretaria CGIL Alice D'Ercole: "Smembrare il gruppo sarebbe un danno irreversibile per Siena"

Nel mirino le operazioni di disaggregazione del gruppo, l’assenza di un piano industriale solido e la richiesta di garanzie su occupazione, sportelli e funzioni direzionali

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La CGIL porta all’assemblea degli azionisti di MPS il fronte del lavoro e lancia l’allarme sulle conseguenze di un possibile smembramento del gruppo. La segretaria generale di Siena, Alice D’Ercole, interviene direttamente davanti ai soci e mette in guardia dai rischi occupazionali ed economici delle operazioni di riassetto della banca: “Se andassero definitivamente in porto, produrrebbero danni irreversibili”.

Nel mirino ci sono le operazioni che, secondo il sindacato, potrebbero disgregare il perimetro del Monte, con effetti sulle strutture direzionali, sulla rete degli sportelli e sui livelli occupazionali. Una partita che, per D’Ercole, non può essere valutata soltanto in base ai rendimenti finanziari, perché investe direttamente il futuro di Siena e dell’intero sistema bancario italiano.

I numeri richiamati dalla segretaria generale fotografano la dimensione della posta in gioco: MPS occupa direttamente 22mila persone in Italia, di cui 4.400 in Toscana. Nella provincia di Siena i dipendenti diretti sono oltre 2.200, ai quali si aggiungono circa mille lavoratori dell’indotto.

“Dietro ogni sportello, ogni ufficio, ogni servizio, ci sono lavoratrici e lavoratori che hanno contribuito a fare di MPS un patrimonio economico, sociale, civile e identitario”, sottolinea D’Ercole. Il rischio, avverte, è che eventuali sovrapposizioni con altri gruppi bancari si traducano in tagli, esuberi e perdita di funzioni strategiche, con conseguenze che coinvolgerebbero anche le aziende fornitrici.

La CGIL richiama inoltre una stima della Camera di Commercio di Siena e Arezzo, secondo la quale la contrazione del Pil provinciale potrebbe arrivare fino a dieci punti percentuali. Uno scenario che, nella lettura del sindacato, aggraverebbe una situazione economica già segnata da crisi industriali e arretramento produttivo.

“Lo Stato ha salvato MPS con soldi pubblici”

D’Ercole punta il dito anche sul percorso che ha riportato la banca in condizioni di stabilità, ricordando l’intervento pubblico del 2017 e i sacrifici sostenuti negli anni dai dipendenti per consentire il risanamento dell’istituto.
“Oggi MPS è una banca stabile che produce utili solidi”, afferma la segretaria della CGIL, che considera il Monte un patrimonio collettivo da preservare. Da qui la contestazione delle ipotesi di frammentazione del gruppo, giudicate incompatibili con la necessità di mantenere un sistema bancario plurale e vicino all’economia reale.

Il sindacato teme che il riassetto possa indebolire il credito alle piccole e medie imprese, agli investimenti produttivi e alle famiglie, oltre a ridurre la presenza bancaria nelle aree interne. Una questione che, secondo D’Ercole, chiama in causa anche la responsabilità del Governo.
“La vicenda MPS rischia di diventare la storia di un’altra Cenerentola italiana“, sostiene, criticando la neutralità dell’esecutivo e chiedendo di utilizzare gli strumenti disponibili per tutelare il bene comune, il lavoro e gli interessi dei territori.

L’appello agli azionisti: “Non guardate soltanto ai dividendi”

Il passaggio più politico dell’intervento è il richiamo all’articolo 41 della Costituzione, che stabilisce come l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.
“Qual è l’utilità sociale di smembrare il perimetro del gruppo bancario più longevo d’Europa? Qual è l’utilità sociale di condannare i territori alla desertificazione bancaria ed economica?”, chiede D’Ercole, rivolgendosi direttamente ai soci chiamati a decidere sulle operazioni all’ordine del giorno.

La richiesta è che le valutazioni non siano guidate esclusivamente dal profitto immediato, ma tengano conto delle ricadute su occupazione, servizi e sviluppo locale. Per la CGIL, l’assenza di garanzie concrete sul futuro del gruppo e dei suoi lavoratori rappresenta un elemento centrale della preoccupazione.
Da qui le condizioni indicate dal sindacato: tutela dei dipendenti e dell’indotto, garanzie sulla permanenza degli sportelli e dei centri decisionali, salvaguardia delle funzioni direzionali e continuità di un modello di credito in grado di sostenere imprese e investimenti.

La conclusione è un avvertimento agli azionisti e a chi sarà chiamato a decidere il futuro del Monte. “Noi non saremo spettatori passivi di questo processo di disgregazione”, afferma D’Ercole, rivendicando il ruolo della CGIL nella difesa dei lavoratori e del tessuto economico senese. Perché, conclude, “le persone che lavorano in MPS e nel suo indotto non possono essere considerate effetti collaterali delle operazioni finanziarie”.



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