Il Governo, tramite il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha comunicato alla Regione Toscana la valutazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) a Pallerone, frazione di Aulla (Massa-Carrara), nelle scorse ore. La proposta, avanzata con una lettera indirizzata al presidente Eugenio Giani, punta a individuare un sito idoneo per il trattenimento amministrativo in vista del rimpatrio; la Regione e il Comune interessato hanno reagito annunciando contrarietà e passi istituzionali.
Secondo quanto riferito in ambito regionale, la comunicazione è arrivata con una breve nota firmata dal ministro Piantedosi. Sul sito di Pallerone sarebbero in corso le prime valutazioni di fattibilità, mentre sul territorio si è aperto subito il confronto politico-istituzionale.
Netta la posizione del presidente della Toscana, Eugenio Giani, che contesta la natura e l’utilità dei CPR e boccia l’ipotesi Lunigiana.
«Il CPR non sta neppure nella Costituzione. La detenzione di coloro che sono destinati al rimpatrio non è di due o tre giorni, ma di mesi e anni. Il CPR diventa luogo di degrado. Sono contrario al CPR in Lunigiana, un luogo storico da valorizzare, e farò di tutto perché ciò non avvenga».
Contrario anche il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, che in un post sui social annuncia un passo formale verso la Prefettura sul tema dell’idoneità dell’area. Ricorda inoltre che il Consiglio comunale ha già approvato all’unanimità due delibere contro l’ipotesi del centro.
«La difesa di Aulla e della Lunigiana viene prima di ogni logica politica e continuerò a ribadire il mio no in ogni sede istituzionale».
Sul fronte regionale, la linea della giunta è stata ribadita dall’assessora all’Immigrazione Alessandra Nardini:
«I CPR negano diritti e dignità e non dovrebbero esistere né in Toscana né altrove».
Posizione condivisa anche dal segretario del PD toscano, Emiliano Fossi:
«La scelta è grave e sbagliata. La Toscana ha una tradizione opposta, basata sull’accoglienza diffusa e l’integrazione».
Dall’altro lato, il deputato della Lega Andrea Barabotti chiede che la Regione non si ponga di traverso rispetto al progetto, sollecitando di non ostacolare l’iter di verifica.
I Centri di permanenza per il rimpatrio sono strutture statali dedicate al trattenimento amministrativo degli stranieri irregolari in attesa di espulsione. La loro apertura o riconversione è di competenza del Ministero dell’Interno, con coinvolgimento delle prefetture e degli enti territoriali. In Toscana il tema è da tempo al centro del dibattito politico, tra chi li considera strumenti per rendere effettivi i rimpatri e chi li ritiene lesivi dei diritti e poco efficaci.