ChiantiBanca nella bufera: si dimettono direttore generale, vice e consiglieri

L’istituto si avvia a chiudere l’esercizio con una pesante perdita di oltre 80 milioni di euro

Dimissioni in massa a ChiantiBanca, dove si respira aria di bufera.

A dimettersi, giovedì sera, il direttore generale Andrea Bianchi, ma anche  i due vicepresidenti Claudio Corsi e Stefano Mecocci  i consiglieri Aldemaro Becattini, Mauro Fusi eLeonardo Viciani.

Elisabetta Montanaro, docente di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università di Siena, è stata cooptata in cda.

Per quanto riguarda il direttore generale Andrea Bianchi, ChiantiBanca spiega in un comunicato che le parti hanno deciso “di comune accordo” di concludere il rapporto. “È arrivato il momento di cercare nuovi stimoli professionali e accettare nuove sfida”, ha dichiarato Bianchi, dg della Bcc del Chianti Fiorentino da febbraio 1999, che in un ventennio ha visto crescere la raccolta da 201 milioni di euro a 3,1 miliardi dopo la fusione con Bcc Monteriggioni, fino alla recente incorporazione delle Bcc di Pistoia e Area Pratese.

Resta al suo posto il presidente Lorenzo Bini Smaghi che sulle dimissioni ha dichiarato: “A nome di tutta la Banca ringrazio il Direttore Generale Andrea Bianchi per il contributo che ha dato in tutti questi anni, dalla fusione tra Banca del Chianti Fiorentino e Bcc Monteriggioni fino all’incorporazione di Banca di Pistoia e di Banca dell’Area Pratese. Un percorso che ha consentito a ChiantiBanca di assumere una rilevanza di banca del territorio per l’intera Toscana”. Le dimissioni arrivano al termine della lunga ispezione della Banca d’Italia.

A scatenare la bufera, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stata la necessità di rettificare alcune poste di bilancio (che nel 2016 farà segnare un rosso consistente), in seguito all’ispezione della Banca d’Italia. ChiantiBanca aveva chiuso l’esercizio 2015 con 7 milioni di utile netto, prima di incorporare nel corso del 2016, le banche di credito cooperativo di Pistoia e dell’Area Pratese raggiungendo la dimensione di rete di 52 filiali e 3,7 miliardi di attivo, con oltre 450 dipendenti. Ma questo avrebbe portato a chiudere l’esercizio con una pesante perdita di oltre 80 milioni di euro, dovuta prevalentemente alle rettifiche sui crediti deteriorati imposte dalla Vigilanza.

 

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