Congresso PD, Bartalini tira dritto e risponde a Bassi: “Chiesti posti e vicesegreteria, metodo antiquato per condizionare il congresso”

Il candidato risponde alle accuse di essere il nome voluto dall’establishment: “In Italia un giovane deve sempre avere padrini, ma questo progetto è autonomo”

Di Lorenzo Agnelli | 15 Maggio 2026 alle 12:00

La fumata resta nera. E alla vigilia dell’apertura ufficiale del congresso provinciale del Partito Democratico senese, almeno sulla carta, Nico Bartalini rivendica senza esitazioni la scelta di andare avanti con due mozioni separate, respingendo la proposta unitaria avanzata da Giacomo Bassi e rilanciando invece la necessità di “un confronto vero nei circoli”.

Ospite della trasmissione “Il Punto”, il candidato sostenuto dalla larga maggioranza del gruppo dirigente dem provinciale ha spiegato le ragioni della rottura consumatasi nell’incontro di domenica mattina tra le due delegazioni. Un faccia a faccia che avrebbe dovuto tentare una sintesi, magari attraverso il ritiro della candidatura di Bassi (come lui stesso aveva annunciato) e una gestione condivisa del partito. Ipotesi però tramontata rapidamente per volontà dello stesso Bartalini.

“Il congresso è una fase rigenerativa del partito – ha spiegato Bartalini – serve per discutere, ridefinire le priorità e costruire una nuova agenda. Continueremo a confrontarci nei circoli, perché crediamo che il confronto possa arricchire il partito”. Una posizione che però segna una netta distanza rispetto all’idea di un accordo politico preventivo.

Ed è proprio qui che Bartalini passa al contrattacco, lasciando intendere che dietro la richiesta di sintesi si nascondesse soprattutto una trattativa sugli assetti interni. “Noi siamo usciti da quell’incontro parlando di temi e prospettive politiche – ha detto – ma a un certo punto siamo arrivati anche a richieste sulla vicesegreteria e sui posti. Ecco, noi crediamo che questa non sia la fase delle nomine, ma quella della discussione politica”.

Parole che rispondono direttamente alle accuse mosse da Bassi, che nei giorni scorsi aveva parlato di “conta brutale” e di un modello di partito fondato sulla logica “chi vince prende tutto”. Bartalini respinge però questa lettura e prova a ribaltarla: “Temo che ci sia stato il tentativo di utilizzare un metodo antiquato, vecchio quanto la politica stessa, per condizionare un percorso che era già avviato”.

Un passaggio politico pesante, che certifica una frattura evidente all’interno del Pd provinciale e che apre ufficialmente una fase congressuale destinata a trasformarsi in uno scontro interno vero e proprio.

Il trentaduenne ex consigliere comunale di Torrita di Siena, oggi dipendente del gruppo Pd in Consiglio regionale al fianco del capogruppo Simone Bezzini, ha però rigettato con forza anche un’altra accusa ricorrente: quella di essere il candidato dell’apparato e dell’establishment dem.

Non mi sento il candidato dell’establishment – ha detto – mi sento il candidato degli iscritti e delle iscritte. In Italia sembra che chiunque faccia politica e abbia meno di sessant’anni debba per forza avere padri o padrini. Questo progetto invece nasce con il massimo spirito di autonomia”.

Bartalini ha difeso anche il proprio percorso professionale e politico, rivendicando come un valore l’esperienza maturata sia all’assessorato regionale alla sanità sia nel gruppo Pd in Regione Toscana: “Sono esperienze che danno competenze e rapporti istituzionali utili per il territorio”.

Nel corso della trasmissione si è parlato anche del futuro politico del centrosinistra senese in vista delle comunali del 2028, tema inevitabilmente legato anche alla credibilità del Pd agli occhi delle realtà civiche. Una questione resa ancora più delicata proprio dalle tensioni emerse durante il congresso.

“Capisco che dall’esterno qualcuno possa vedere questa fase come litigiosa – ha ammesso Bartalini – ma il congresso è uno strumento democratico e partecipato. Dopo questa fase dovremo lavorare tutti insieme per costruire una grande alleanza di valori progressisti e riformisti”.

Un’apertura chiara anche verso il civismo, tanto che Bartalini non esclude nemmeno la possibilità di sostenere in futuro un candidato sindaco non espressione diretta del Pd: “Dobbiamo prima costruire il progetto migliore per Siena e poi individuare la figura più adatta a rappresentarlo, che sia politica o civica”.

Parole che sembrano voler rassicurare quell’area civica progressista e riformista che guarda con attenzione, ma anche con crescente diffidenza, alle dinamiche interne del Pd senese. Per Bartalini, però, il congresso non deve essere letto come una guerra interna, bensì come “una fase di crescita e confronto”.

Da oggi la partita entra ufficialmente nel vivo. E salvo colpi di scena dell’ultima ora, saranno proprio gli iscritti dem della provincia a decidere chi guiderà il partito nei prossimi anni, ovviamente a partire avvantaggiato, quasi certo dell’elezione, è proprio lo stesso Nico Bartalini.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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