Crisi di governo, Seggiani: "Preoccupati per il Biotecnopolo. Manca la firma del primo ministro"

Il segretario generale della Cgil di Siena analizza le ripercussioni dell'attuale situazione politica sul territorio senese

Di Redazione | 21 Luglio 2022 alle 17:30

Crisi di governo, Seggiani: "Preoccupati per il Biotecnopolo. Manca la firma del primo ministro"

I fondi del Pnrr, la situazione del Monte dei Paschi, alle prese con un nuovo piano industriale, il Biotecnopolo. Sono alcune delle questioni di estrema importanza per il territorio senese, ma non solo, che destano molte preoccupazioni vista la crisi e la caduta del governo, che di fatto interrompe pericolosamente percorsi già avviati.

“Nello statuto del Biotecnopolo manca soltanto la firma del Presidente del consiglio, perché già sottoscritto dai quattro ministri competenti – osserva Fabio Seggiani segretario generale della Cgil di Siena – e questo ovviamente ci preoccupa molto, perché si parla di investimenti milionari. Stiamo parlando di una questione legata allo sviluppo del territorio, alla permanenza del lavoro di qualità sul territorio, soprattutto per quanto riguarda i giovani e il filo conduttore che lega l’Università e la formazione ad un posto di lavoro di livello. Una questione che non riguarda solo Siena, ma che è di respiro nazionale ed internazionale, dall’hub antipandemico al rilancio delle biotecnologie, che possono avere ripercussioni su tutti i settori riproduttivi.

 

Per quanto riguarda i fondi del Pnrr “Il rischio concreto è soprattutto per le tempistiche che potrebbero slittare e far perdere l’occasione per investimenti fondamentali per il nostro territorio, a partire da quelli sulle infrastrutture – commenta ancora Seggiani – oppure tutti i progetti che hanno presentato le amministrazioni pubbliche”.

“La realizzazione del piano industriale del Monte dei Paschi – aggiunge Seggiani – è un grandissimo punto interrogativo in questa situazione. Noi ci siamo battuti fortemente per la difesa della Banca, della sua permanenza a Siena, per il marchio e vedevamo in questo piano industriale una via d’uscita, anche se con delle perdite occupazionali che ben conosciamo. Siamo proprio a quel tavolo a ragionare degli esuberi, ma è chiaro che l’aumento di capitale da 2 miliardi e mezzo è fondamentale per l’attuazione del piano industriale per intero”.



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