Una “fumata grigia”, né bianca né nera, richiamando l’anniversario del primo anno di pontificato di Papa Leone XIV. Dal tavolo convocato questa mattina a Palazzo Pubblico sulla crisi del comparto metalmeccanico e manifatturiero senese non sono arrivate soluzioni immediate, né nomi di possibili investitori o nuove prospettive industriali concrete per vertenze come Beko e PayCare. Ma un primo passo, giudicato significativo da tutti i partecipanti, è stato compiuto: per la prima volta Confindustria si è seduta allo stesso tavolo con sindacati e istituzioni per affrontare in modo condiviso il tema della ricollocazione dei lavoratori e della tenuta industriale del territorio.
All’incontro hanno partecipato il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, il sindaco di Monteriggioni Andrea Frosini, le organizzazioni sindacali e la delegazione senese di Confindustria. Sul tavolo le crisi che negli ultimi mesi hanno colpito il territorio: dalla vertenza Beko alla chiusura di PayCare, passando per altre realtà del comparto metalmeccanico finite in liquidazione o in forte difficoltà.
“Abbiamo accettato con responsabilità l’invito del sindaco – ha spiegato Marco Busini, presidente della delegazione di Siena di Confindustria – condividendo un percorso che vuole essere non solo una risposta all’emergenza immediata ma anche un modello per il futuro. Ognuno si è preso l’impegno di una parte del lavoro affinché si possa dare un contributo concreto e non solo di facciata”.
Nessuna novità specifica sulle singole vertenze, ma l’obiettivo condiviso è quello di creare un sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro, valorizzando le professionalità espulse dal settore. “La volontà è mettere a fattor comune conoscenze, relazioni e strumenti normativi affinché chi oggi è senza occupazione possa accedere a nuove forme di collocazione”, ha aggiunto Busini.

Dal fronte sindacale emerge prudenza, ma anche la consapevolezza che il tavolo rappresenti un cambio di approccio. Giuseppe Cesarano, segretario della Fim Cisl Siena, ha ricordato come oltre a Beko ci siano altre emergenze imminenti: “Da qui a dicembre 35 famiglie di PayCare si troveranno senza lavoro. Abbiamo una responsabilità importante tutti insieme. Serve una regia sana e una mappatura dei profili professionali richiesti dalle aziende del territorio”.
Per Lorenzo Fusco, segretario generale della Uilm Toscana Sud-Est, il confronto di oggi “non ha portato risultati immediati e non bisogna creare aspettative troppo alte, ma ha avuto il merito di mettere allo stesso tavolo lavoratori e datori di lavoro”. Fusco ha sottolineato come il problema stia assumendo dimensioni sempre più ampie: “Continuano ad aumentare le richieste di cassa integrazione anche nelle piccole aziende. Dobbiamo trovare strumenti per far incontrare domanda e offerta e incentivare la ricollocazione”.
Sulla stessa linea Daniela Miniero, segretaria Fiom Cgil Siena, che ha parlato di “emergenza occupazionale e desertificazione industriale”. Secondo Miniero il tavolo dovrà trasformarsi in un percorso stabile capace di sostenere non soltanto i lavoratori di singole vertenze ma tutto il comparto manifatturiero colpito dalla crisi. “La perdita del lavoro non può ricadere soltanto sulle persone che vivono questo dramma – ha detto – ma deve tornare centrale la responsabilità sociale delle imprese”.
La dirigente sindacale ha evidenziato anche il paradosso che vive il territorio: da una parte aziende che chiudono disperdendo competenze professionali, dall’altra imprese che faticano a trovare personale qualificato. Per questo al prossimo incontro (fissato tra circa due settimane) i sindacati presenteranno una mappatura delle professionalità disponibili, mentre Confindustria porterà quella delle esigenze delle aziende.
Resta invece separato il percorso della vertenza Beko, dove il tema principale continua a essere la reindustrializzazione del sito attraverso il lavoro del Ministero e di Invitalia. “A settembre ci aspettiamo il nome del soggetto industriale”, ha ricordato Cesarano.
Per ora, dunque, nessuna svolta decisiva. Ma dopo mesi di crisi diffuse e tavoli separati, il comparto metalmeccanico senese prova almeno a costruire un metodo comune. Una fumata grigia, appunto, che non chiude la partita ma lascia aperto uno spiraglio.