Fefè De Giorgi scopre il Palio: “Vado via arricchito, qui identità e senso di appartenenza”

Il ct della Nazionale italiana maschile di volley ospite a Siena: “La corsa è importante, ma per capire il Palio bisogna vivere l’avvicinamento delle Contrade e della città”

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Dal campo da volley alla Piazza del Campo, Ferdinando “Fefè” De Giorgi guarda il Palio con gli occhi dell’uomo di sport. Non soltanto da ospite del Comune di Siena, ma da tecnico abituato a lavorare ogni giorno con gruppi, identità, emozioni e senso di appartenenza.

Il commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di pallavolo è arrivato a Siena nei giorni che precedono la Carriera del 2 luglio e ha potuto vivere da vicino l’atmosfera della città. Un’esperienza che, racconta, gli ha confermato una sensazione già avuta guardando il Palio in televisione: la corsa è solo una parte di un mondo molto più ampio.

“È bellissima – dice De Giorgi parlando della sua avventura senese -, sono qui da un giorno e mezzo e ho avuto la possibilità di organizzarmi in questi tre giorni liberi. Da domani torno in ritiro con la Nazionale, ma volevo vivere quello che sospettavo guardando il Palio solo in tv: la corsa è sicuramente una parte importante, ma c’è tutto un avvicinamento delle Contrade e della città a questo evento. È un senso che bisogna almeno conoscere”.

De Giorgi osserva Siena come una comunità in movimento. Le Contrade, i riti, l’attesa, la partecipazione dei giovani, l’intensità emotiva che cresce con il passare delle ore. Tutti elementi che, per chi guida una squadra, diventano anche materia di riflessione: “Sono contento di aver vissuto quasi due giorni cercando di prendere e capire questo momento di una città, di una popolazione, di Contrade. Ci sono tanti risvolti molto interessanti”.

Il legame fra sport e appartenenza emerge anche quando il CT parla dell’affetto ricevuto in città. In questi giorni De Giorgi è stato riconosciuto da tanti appassionati, travolto dall’entusiasmo per la pallavolo e per i risultati delle Nazionali italiane: “Negli ultimi anni, avendo due Nazionali molto competitive, sia la maschile che la femminile, stiamo raccogliendo molto affetto – spiega -. La pallavolo è uno sport di squadra che mantiene valori importanti, ha una buona tradizione ed è coinvolgente. La cosa che mi fa più piacere, quando vado in giro, è che le persone non mi dicono soltanto bravo, mi dicono una parola semplice ma molto importante: grazie”.

Un ringraziamento che per De Giorgi ha un valore particolare, perché va oltre il risultato sportivo. “Non è solo una questione di essere stati bravi o meno. È il ringraziamento per aver fatto vivere momenti di sport che inorgogliscono le persone che fanno parte di una nazione che noi rappresentiamo. Questo mi fa molto piacere”.

Alla richiesta di descrivere Siena con una parola, De Giorgi sorride: “Una parola – dice – non basta. Per quello che ho visto e vissuto ci vorrebbe un libro. Sono rimasto veramente colpito, estasiato e anche molto motivato”.

Il punto che più lo ha colpito è proprio il rapporto fra identità particolare e identità collettiva: “Si vive un senso di appartenenza molto forte, l’identità delle Contrade. Ho visto tanti giovani, tanti ragazzi coinvolti. Ogni Contrada ha i suoi valori, la sua identità, una solidarietà interna, però tutti fanno parte di una città. Questa cosa, avere un’identità di Contrada e insieme un’identità di città, è bellissima”.

Da allenatore, De Giorgi riconosce nel Palio una lezione preziosa: la gestione delle emozioni. L’attesa della corsa, la tensione che sale, l’attenzione che cresce, la capacità di stare dentro un momento decisivo sono dinamiche che appartengono anche allo sport di alto livello.

“Ho potuto capire, man mano che passavano le ore e ci si avvicinava all’evento, come crescesse l’attenzione delle persone. Ne so qualcosa dal punto di vista sportivo e ho percepito questo. Mi ha colpito moltissimo”.

De Giorgi ha seguito le prove, si è informato, ha parlato con alcuni Capitani e ha cercato di entrare nei meccanismi profondi della Festa. Non da semplice spettatore, ma da tecnico interessato a cogliere ciò che un’esperienza collettiva può insegnare.

“Noi che viviamo e gestiamo persone ed emozioni cerchiamo nelle altre esperienze degli spunti – conclude -. Vado via arricchito, questo sicuramente”.



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