C’è un gigante addormentato nel cuore di Siena. Si chiama Santa Maria della Scala, occupa 38.000 metri quadrati, e per troppo tempo ha tenuto chiuse al pubblico stanze, corridoi e spazi che attendono solo di tornare a vivere. Stamani, con la presentazione del nuovo Masterplan strategico e l’apertura della mostra “Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni”, la Fondazione Antico Ospedale ha lanciato quello che potrebbe essere il più ambizioso piano di rigenerazione culturale che Siena abbia visto in decenni.
La mostra, curata da Luca Molinari Studio, non è una semplice esposizione. È il racconto di cinquant’anni di trasformazioni — dai laboratori ILAUD di Giancarlo De Carlo negli anni Ottanta, al concorso internazionale del 1990 vinto da Guido Canali, fino alle proposte più recenti — e al tempo stesso la mappa di un futuro ancora tutto da costruire. Disegni, fotografie, video e materiali di progetto guidano il visitatore attraverso le fasi di una metamorfosi incompiuta: da ospedale medievale a polo culturale della città, con ancora 18.000 metri quadrati che aspettano il loro destino.
“Questo meraviglioso fantasma è dormiente in attesa di risveglio”, ha detto Luca Molinari durante la presentazione. Un’immagine potente per descrivere un complesso architettonico che figura tra i più grandi sistemi storici d’Europa e che ancora non ha espresso tutto il suo potenziale.
Il cuore del Masterplan è affidato a tre studi di architettura di rilevanza internazionale: LAN Architecture (Benoit Jallon e Umberto Napolitano), Studio Odile Decq e Hannes Peer Architecture. Tre approcci diversi, tre linguaggi distinti, un obiettivo comune: ridare vita alle parti del complesso oggi non pienamente accessibili, ripensando connessioni, spazi per eventi, funzioni pubbliche, servizi di accoglienza e ospitalità.
“Non un progetto unico e definitivo – ha spiegato Molinari – ma una struttura strategica capace di guidare interventi progressivi, un laboratorio permanente, aperto al cambiamento e alle esigenze future della città. Lavorare al Santa Maria fa tremare i polsi anche ai più grandi progettisti del mondo: il progetto di Canali è già sui libri di storia dell’architettura, e chi viene dopo sa di misurarsi con un’eredità pesante e luminosa allo stesso tempo”.

Il presidente della Fondazione Santa Maria della Scala, Cristiano Leone, ha voluto che questa giornata fosse prima di tutto un riconoscimento collettivo. “Emoziona sapere che con questa mostra rendiamo omaggio a tutto ciò che è accaduto in questi anni — i sindaci, le istituzioni, gli studiosi, i cittadini, Guido Canali e il suo studio. Lo sguardo è già proiettato in avanti: i tre studi internazionali sono stati chiamati a continuare, non a cancellare, il progetto di Canali. C’è una linea di continuità esplicita, e su quella linea si apre ora un dibattito pubblico con la cittadinanza. Abbiamo 38.000 metri quadrati, quasi un paradosso che a Siena manchino gli spazi – ha osservato Leone -. Bisogna capire cosa è più utile adesso per la cittadinanza. E la risposta passa necessariamente da una proiezione internazionale: il Santa Maria deve tornare ad accogliere, come faceva con i pellegrini nel Medioevo, ma su scala nazionale e globale. Può essere il fiore all’occhiello non solo della città, non solo della Regione, ma del nostro Paese”.

A rafforzare questa visione, la voce del sindaco di Siena Nicoletta Fabio che ha sgomberato il campo da un equivoco di fondo: “Non mi piace considerarlo un contenitore. È un luogo di incontro. Il Masterplan punta a un Santa Maria frequentato ogni giorno, non solo per visitare una mostra o il museo di se stesso, ma per fare cultura nel senso più largo: ricerca, formazione, dialogo, tutto immerso in un patrimonio artistico e architettonico straordinario, capace di parlare al presente e costruire prospettive per il futuro”.

La mostra è aperta, i progetti sono sul tavolo, e ora comincia la parte più importante: il confronto con i senesi. Laboratori, incontri pubblici, dibattiti — la Fondazione ha scelto un percorso partecipato, convinta che una trasformazione di questa portata non possa che nascere da una conversazione collettiva.
Il gigante si sta svegliando. Siena ha l’occasione di decidere come.