L’indagine dell’Università: “Referendum convince ma non vince”

Dibattito all’Università di Siena sul referendum costituzionale

Sul referendum “i giochi non sono ancora fatti anche se il dibattito politico sembra orientato a favore del no”. Lo puntualizza il professor Pierangelo Isernia sulla base di una indagine, svolta dal dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’universita’ di Siena in collaborazione con Toluna, presentata questo pomeriggio nel corso di un dibattito. Presenti il segretario generale della Fiom-Cgil Maurizio Landini, il parlamentare del PD Andrea Romano, lo storico Marcello Flores, e Massimo D’Antoni, professore di Scienza delle Finanze all’Universita’ di Siena. Esaminando i risultati emersi dalle risposte di duemila italiani Isernia precisa che “il referendum ( e in parte la legge elettorale) convince ma non vince. Convince in quanto sui singoli punti sottoposti ai cittadini come abolizione del bicameralismo paritario, la redistribuzione delle competenze, maggioranze a volte schiaccianti degli italiani si dichiarano favorevoli, ma quando siamo andati a chiedere se avessero votato per il si’ o per il no il 40 % ha dichiarato di votare no, il 30 circa per il si’ e il resto non si e’ ancora deciso. Insomma i contenuti della ricerca sembrano piacere ma attualmente il no sembra essere in vantaggio lo stresso vale per la legge elettorale” . In percentuale l’86% degli intervistati e’ per la riduzione del numero dei senatori, il 66% per l’abolizione degli stipendi dei senatori e dei rimborsi ai partiti presenti nei consigli regionali, il 5% per il superamento del bicameralismo perfetto, il 54% per la redistribuzione delle competenze stato regioni e il 5% per una nuova composizione del Senato. La spiegazione di quella che sembra una contraddizione? “La prima – secondo Isernia ricorda come la ricerca si sia conclusa da poche ore – e’ la forte caratterizzazione politica che ha assunto il referendum. Per cui anche se le persone riconoscono i meriti della riforma pero’ poi si schierano secondo le loro preferenze partitiche . Non a caso il 70% degli elettori del Pd sono favorevoli, il 70%di quello di 5 stelle sono per il no. Una seconda ragione e’ c’e’ una certa simmetria tra il si e il no. Il no e’ un no deciso. Il 30% degli italiani dichiara che certamente votera’ no e tra quelli che voteranno si una parte e’ certa e un’altra dice che probabilmente votera’ si”. Secondo la ricerca “siamo di fronte ad una minoranza per ora molto solida di oppositori.Non e’ detto che quelli che non sono apertamente oppositori si schiereranno per il no quindi e’ possibile che il dibattito possa muovere una parte di questi elettori a favore del si” Non e’ mancata la domanda di cosa dovrebbe fare il governo nel caso di prevalenza del no. Il 63 % ritiene che “dovrebbe dimettersi aprendo la strada e nuove elezioni”. Per un 17% sarebbe invece opportuno che l’incarico di governare “fosse affidato ad un altro leader politico”.

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