Gabriele Voltolini, direttore sportivo della Virtus Siena, ospite in diretta a “Buongiorno Siena”, traccia il bilancio di un’annata lunga e competitiva nel girone toscano, tra le più dure d’Italia, e rilancia il filo conduttore del club: identità di squadra e valorizzazione dei talenti.
Il bilancio di una stagione “vera”. Per la Virtus l’obiettivo era chiaro: fare uno step in più rispetto alla scorsa stagione, con un progetto biennale legato a coach Marco Evangelisti, e tornare ai playoff. Missione compiuta con alcuni turni d’anticipo e con la sensazione di aver alzato l’asticella.
“Siamo veramente soddisfatti. È stata un’annata lunga e difficile, in un campionato sempre più competitivo. Volevamo i playoff e ci siamo arrivati dove volevamo, con 3-4 giornate d’anticipo. Negli ultimi tre mesi la squadra ha trovato una grandissima identità e ce la siamo giocata alla pari con tutti.”
Il rammarico del quarto posto sfumato. La chiave emotiva del finale è tutta lì: un canestro beffardo subìto all’ultimo secondo nell’ultima giornata di regular season contro Lucca ha negato alla Virtus un quarto posto che Voltolini ritiene “meritato”, con effetti sul tabellone dei playoff.
“Quel canestro di tabellone all’ultimo secondo ci è costato il quarto posto e una parte di tabellone più morbida. Ma nei playoff, prima o poi, incontri sempre i più forti. Abbiamo fatto il massimo possibile e siamo usciti a testa altissima.”
Lucca, l’incrocio più duro. Nessun giro di parole: per il ds, Lucca era la peggior avversaria possibile nel momento chiave.
“Lucca ha vinto 20-22 partite di fila in regular season: insieme a Mens Sana e Costone è tra le più strutturate. Il campo parla, ed è giusto che sia andata avanti. Noi però abbiamo dimostrato carattere: non abbiamo mai mollato di un centimetro, neppure nelle difficoltà.”
Le partite simbolo e la forza del gruppo. La stagione virtussina è costellata di gare al cardiopalma e rimonte pesanti. Dalla risalita a Recanati dal -18 a metà secondo quarto fino alla serie con Lucca, tra beffe all’ultimo e gioie altrettanto brucianti, come il canestro decisivo di Paolo Redaelli.
“È stata un’annata di emozioni: una rimonta incredibile a Recanati, una gara con Lucca persa su un tiro allo scadere e poi ancora vinta con un canestro bellissimo di Redaelli. Un gruppo di alto livello anche umano: quando il coach ha chiesto una seduta in più, nessuno si è mai tirato indietro.”
I giovani come marchio di fabbrica. La Virtus si conferma tra le squadre più giovani della parte alta della classifica. L’esempio che fotografa la filosofia del club è quello di Andrea Cini, classe 2006, cresciuto anche nei campionati regionali e lanciato con coraggio in una gara-3 da dentro o fuori.
“Siamo stati nettamente tra i più giovani. La nostra scommessa è stata Andrea Cini: non serve fare sempre l’eccellenza per emergere. È cresciuto tantissimo e in gara-3 ha difeso con grande personalità su Drocker, uno dei più forti del campionato. È l’emblema di ciò che vogliamo: creare un filo unico tra minibasket, giovanili e prima squadra, portando entusiasmo anche al palazzetto.”
Il futuro, con i piedi per terra. Ora qualche giorno di stop per rimettere in ordine idee ed energie. Poi il confronto con presidente, staff e giocatori per impostare il prossimo futuro.
“È il momento delle riflessioni. Nelle prossime settimane ci incontreremo per capire le idee di tutti e cercheremo di costruire un progetto coerente: faremo, come si dice, il passo lungo quanto la gamba, per dare futuro e continuità alla Virtus.”