“L’ora più buia”: L’offerta delle chiavi alla Madonna perché protegga Siena

"Facciamoci coraggio e cerchiamo di venirne fuori al meglio". Duccio Balestracci ripercorre nella storia la consegna delle chiavi della città alla Madonna del Voto

Si è ripetuto, nella mattina di domenica 15 marzo, un rito che fa parte della memoria dei momenti più bui della storia della città: l’offerta delle chiavi alla Madonna perché protegga Siena.
E’ un rito che affonda le radici nell’uso ancestrale di consacrare la città ad una divinità perché, in quanto cosa sua, la difenda e la salvi. Siena accede a questo modo di pensare fin dalla costruzione della memoria di Montaperti, con il racconto delle chiavi alla Madonna prima della battaglia, una cosa che forse fa più parte della narrazione che della realtà, ma che si è ormai incistata in maniera solida nell’apparato di costruzione identiaria comune.
Poi, in altri momenti critici, il rito si è ripetuto quando, ogni volta, sembrava che quella fosse “l’ora più buia”: a fine Quattrocento, quando si cercò (inutilmente) di mettere d’accordo le fazioni politiche; nel 1526 con gli imperiali e i pontifici davanti a Porta Camullia a tirare cannonate; nel 1555 quando tutto sembrava (ed in effetti era) perduto, prima di tutte le altre cose, l’indipendenza della città.
E infine, nella primavera del 1944, con il fronte che si avvicinava, l’Italia sventrata dalle bombe e dalla guerra civile e le truppe tedesche che stavano facendo terra bruciata dietro la loro ritirata.
In realtà, la cerimonia rientra in pieno in una raffigurazione del senso di fragilità di una comunità, che si trova espressa in un’iconografia comunissima: quella della figura sovrannaturale (un santo, la Madonna, Cristo) che tiene raccolta nelle mani la città in forma di modellino. E’ quella cultura della “città nelle mani dei santi” che evocava in un suo delicato e commovente pezzo Paolo Cesarini e che ritorna prepotentemente d’attualità ogni volta che, di fronte al rischio di essere travolti dal fato o dalla storia, abbiamo l’impressione che da soli non ci si salva. Il che, poi, è verissimo: al netto del credere o non credere; del ricorso al Divino o meno, nessuno, mai, si salva da solo, anche se situazioni come quella dell’ora presente (come è talvolta inevitabile) ti sbattono di fronte a solitudini che non avresti nemmeno immaginato che potessero esistere.
Se il Sindaco e l’Arcivescovo sono arrivati a concordare questo gesto, vuol dire che un’altra “ora più buia” ci sta avvolgendo.
Facciamoci coraggio e cerchiamo di venirne fuori al meglio.

DUCCIO BALESTRACCI

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