Torna al centro del dibattito cittadino il futuro della residenza universitaria “XXIV Maggio” del DSU Toscana, nel quartiere di San Prospero. A riaccendere l’attenzione è una nota dell’associazione studentesca Cravos di Siena, che denuncia come la struttura, chiusa nel periodo post-Covid, continui a rimanere inutilizzata nonostante le ripetute segnalazioni.
Il caso si inserisce nel quadro della crisi abitativa che interessa Siena e, più in generale, il sistema universitario toscano. Secondo quanto evidenziato da Cravos, il mercato degli affitti, sempre più orientato alla rendita privata, rende difficile l’accesso a soluzioni sostenibili per gli studenti, mentre i sistemi di welfare non riescono a garantire pienamente il diritto all’alloggio. A Siena, lo scorso anno, le graduatorie per l’assegnazione dei posti letto si sono concluse solo a inizio maggio, con un ritardo di nove mesi rispetto ai tempi previsti, mentre in altre città universitarie della regione si registrano criticità analoghe.
In questo contesto, la riapertura della residenza XXIV Maggio rappresenterebbe, secondo l’associazione, una risposta concreta e immediata: oltre 155 posti letto destinati a studenti borsisti, capaci di ridurre sensibilmente le liste d’attesa. Tuttavia, la struttura resta inutilizzata da anni anche per la mancata idoneità sismica, trasformandosi – viene sottolineato – in un “ecomostro” nel quartiere di San Prospero.
A pesare, inoltre, è la gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati all’housing universitario. La residenza sarebbe idonea a rientrare tra gli interventi finanziabili, ma – denuncia Cravos – gli enti pubblici come il DSU Toscana incontrano difficoltà ad accedere a bandi ritenuti più favorevoli ai privati. Il rischio è che le risorse pubbliche finiscano per sostenere un’offerta abitativa guidata da logiche di mercato, anziché garantire soluzioni realmente accessibili.
Per l’associazione studentesca, la vicenda della residenza XXIV Maggio non riguarda soltanto il degrado urbano che si sta producendo a San Prospero, ma assume una dimensione più ampia, politica e sociale, legata al diritto all’abitare e al futuro della comunità studentesca. Ignorare la questione, conclude la nota, significa accettare un modello universitario sempre più selettivo, dove l’accesso allo studio rischia di diventare un privilegio per pochi.