Mps: nel 2016 3,38 miliardi di perdita. Nel 2015 il bilancio era in utile

A fine 2016 i crediti deteriorati lordi erano pari a circa a 45,8 miliardi di euro

Banca Mps ha chiuso il 2016 con una perdita di 3,38 miliardi mentre nel 2015 aveva chiuso il bilancio in utile di 388 milioni: pesano i quasi 2,6 miliardi di rettifiche sui crediti.

Mps ha registrato nel 2016 rettifiche su crediti e attività finanziare per 4,5 miliardi di euro, 2,5 miliardi di euro in più del 2015, a causa di componenti non ricorrenti pari a quasi 2,6 miliardi di euro legate all’aggiornamento delle metodologie e dei parametri utilizzati nella valutazione dei crediti, che recepiscono le indicazioni date dalla Bce alle banche nel trattamento degli Npl e valutazioni interne della banca.

Mps aveva chiuso il 2015 in utile per 388 milioni solo per effetto del restatement dell’operazione Alexandria. I dati preliminari del 2016 sono stati approvati dal cda presieduto da Alessandro Falciai. La banca archivia il 2016 con un risultato operativo lordo di 1,63 miliardi che si confronta con quello di 2,58 miliardi del 2015. Nel quarto trimestre il risultato operativo è stato positivo per 147 milioni.

Nella nota si legge anche che il cantiere per il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi «è in corso, mantenendo, in continuità con il piano industriale 2016-2019, le principali linee strategiche focalizzate sulla riduzione del profilo di rischio della banca». Il piano industriale al 2019 è stato varato dalla banca a fine ottobre, due mesi prima il fallimento della ricapitalizzazione da 5 miliardi sul mercato.

Nel 2016 il margine di interesse è sceso del 10,5% a circa 2,02 miliardi di euro, per effetto soprattutto della dinamica negativa degli attivi fruttiferi e dei relativi rendimenti, solo parzialmente compensato dal rimborso dei Nuovi Strumenti Finanziari e dalla riduzione del costo del funding.

A fine 2016 il Common Equity Tier1 Ratio su base transitional si era ridotto all’8,0%, rispetto al 12% di inizio anno, per effetto della perdita di periodo parzialmente compensato dalla riduzione delle attività ponderate per il rischio. Il parametro è anche inferiore al 10,75% della soglia SERP fissata a fine 2016. Alla stessa data il patrimonio netto sceso a 6,29 miliardi di euro, in seguito alla perdita di periodo.

Sempre a fine 2016 gli impieghi alla clientela ammontavano a 106,69 miliardi di euro, in flessione del 4,2% rispetto a valore di inizio anno (111,37 miliardi), con riduzione di tutti gli aggregati ad eccezione dei pronti contro termine. Alla stessa data i crediti deteriorati lordi erano pari a circa 45,8 miliardi di euro (34,5% dei crediti lordi), in flessione di 1,1 miliardi rispetto a dicembre 2015 soprattutto per il write-off parziale degli interessi moratori su posizioni in sofferenza e per la riduzione degli ingressi da bonis rispetto all’anno precedente. L’esposizione netta in termini di crediti deteriorati era pari a circa 20,3 miliardi di euro (pari al 19% del totale dei crediti netti). Alla stessa data la percentuale di copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 55,6%, in aumento dal 48,5% di inizio anno, per effetto soprattutto delle rettifiche riferibili alle modifiche intervenute nelle policy del credito contabilizzate nel secondo semestre. In contrazione, invece, il Texas ratio, che si è ridotto dal 146,8% al 145,6%.   Il management ha segnalato che la perdita della capogruppo, pari a 4,13 miliardi di euro, ricade nella fattispecie prevista dal codice civile. I vertici hanno ricordato che i risultati definitivi saranno comunicati il 2 marzo.

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