Mps frena sull’offerta di Intesa: “Prezzo basso, troppi rischi”. Avanti anche il dossier Banco Bpm

Secondo Mps, il nodo principale riguarda il valore dell’offerta

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Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena prende tempo sull’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo e, pur rinviando il giudizio definitivo, mette nero su bianco una lunga serie di perplessità. Parallelamente, conferma che proseguono le analisi sulla proposta alternativa di aggregazione presentata da Banco Bpm.

Secondo Mps, il nodo principale riguarda il valore dell’offerta. Intesa propone 1,6 azioni proprie di nuova emissione più un euro in contanti per ogni azione Mps. Per il board senese il premio riconosciuto agli azionisti è contenuto rispetto alle operazioni simili avvenute negli ultimi anni nel settore bancario e, ai prezzi di mercato più recenti, si trasformerebbe addirittura in uno sconto.

Dubbi anche sulle sinergie da 2,9 miliardi di euro annui stimate da Intesa. Mps le considera molto elevate rispetto alle dimensioni della banca e ritiene necessario verificare se siano davvero raggiungibili e come il valore generato verrebbe distribuito tra gli azionisti.

Un altro elemento critico è la struttura del corrispettivo, composto quasi interamente da azioni Intesa. In questo modo, sottolinea il consiglio, gli azionisti Mps resterebbero esposti all’andamento del titolo Intesa e ai rischi legati all’integrazione tra i due gruppi.

La banca richiama poi l’attenzione sui possibili ostacoli dell’Antitrust. L’operazione darebbe vita a un gruppo ancora più dominante nel mercato italiano e potrebbe richiedere cessioni o altre misure correttive, con effetti su tempi, perimetro e valore finale dell’operazione. Restano inoltre incertezze sul via libera delle autorità per alcuni aspetti regolamentari, tra cui il cosiddetto Danish Compromise, ritenuto importante per i benefici patrimoniali dell’operazione.

Tra le criticità indicate c’è anche l’accordo tra Intesa e Unipol per la cessione di circa 635 filiali e del marchio Mps. Secondo il board, il prezzo previsto per questa vendita appare contenuto e potrebbe non valorizzare pienamente gli asset della banca. Inoltre, la separazione delle attività rischierebbe di indebolire il radicamento territoriale e il ruolo storico di Mps a sostegno di famiglie e imprese.

Il consiglio rivendica infine la validità del piano industriale che punta sull’integrazione con Mediobanca, giudicato in grado di creare valore e garantire una solida posizione patrimoniale, e conferma che continueranno gli approfondimenti sulla proposta di Banco Bpm, ritenuta interessante perché prevede l’integrazione dell’intero gruppo Mps senza smembrarne rete, attività e marchio.



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