Mps, tensioni sulla governance. Quattro consiglieri di minoranza scrivono al presidente

Dubbi sulle scelte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e richiesta chiarimenti sull'ipotesi Banco Bpm

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Quattro consiglieri del Monte dei Paschi di Siena hanno inviato una lettera al presidente, Cesare Bisoni, nella quale si evidenzia come nell’attuale fase della consiliatura emergono “alcuni profili che riteniamo particolarmente delicati”. Il riferimento, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, è alle scelte fatte dall’amministratore delegato del gruppo, Luigi Lovaglio, nel tentativo di trovare alternative all’offerta presentata da Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol ma anche la mancata integrazione del Cda con due consiglieri mancanti. Una copia della lettera è stata inviata al presidente del collegio sindacale, affinché l’organo di controllo possa valutare le iniziative di propria spettanza. Dai rumor, secondo quanto evidenzia Il Sole 24 Ore, i tempi stringono, perché circola la data del possibile consiglio d’amministrazione straordinario di Mps che potrebbe discutere la proposta di fusione con Banco Bpm domenica 2 agosto. Ecco perché i quattro consiglieri, tre del Cda uscente (Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Nicola Maione) e la quarta dalla lista di Assogestione (Paola De Martini) hanno deciso di venire allo scoperto con la lettera con cinque punti. Prima di tutto il piano di integrazione con Bpm. Qui, viene scritto, “l’alternativa è stringente”: la notizia è infondata, e quindi ne viene richiesta la smentita, oppure “la notizia è fondata e, allora, non soltanto implicherebbe il compimento di atti non deliberati dal consiglio di amministrazione e in assenza di valida attribuzione di delega ai suoi componenti”. Ma, anche in questo caso, “richiederebbe l’immediata predisposizione e diffusione di un comunicato al mercato”. Il secondo punto riguarda il fatto che “qualsiasi ipotesi di aggregazione con Banco Bpm non può prescindere dalla considerazione che quest’ultimo è classificato quale parte correlata di Mps”.

La conseguenza è che “nessuna decisione al riguardo può essere sottoposta al consiglio di amministrazione se non sia stata preventivamente formulato il parere motivato del Comitato per le operazioni con parti correlate”. Terzo aspetto è “la mancata convocazione di una riunione consiliare al fine di procedere all’integrazione della composizione del consiglio di amministrazione”, cioè alla nomina dei due consiglieri mancanti “in sostituzione dei due consiglieri cessati nel corso della presente consiliatura”. Le conclusioni dei firmatari della lettera sono perentorie: “La mancanza presenta caratteri di particolare gravità nella prospettiva di una corretta governance”, anche perché “i consiglieri cessati erano espressione di lista diversa da quella che ha ottenuto la maggioranza dei voti” (attualmente il cda è composto da 13 consiglieri contro i 15 previsti dall’assemblea). Ecco perché la richiesta al presidente Mps è la convocazione “immediata” del cda per nominare i consiglieri mancanti. Il quarto punto poi riguarda la tempistica di consegna della documentazione funzionale all’adozione delle delibere consiliari. La quinta osservazione, infine, riguarda “la composizione e riduzione del numero dei comitati endoconsiliari che non hanno tenuto conto delle migliori prassi di corporate governance”. Le critiche riguardano il numero di componenti dei comitati “estremamente ridotto”



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