Nero su Bianco: “Via Francigena e turismo religioso, un’opportunità non colta a Siena”

 

“Con la sinergia tra istituzioni, ranghi ecclesiastici e università potremmo creare nuova ricchezza per la città”

La Via Francigena è un patrimonio naturale e culturale che da Canterbury all’Italia tocca tanti territori creando notevole indotto culturale e turistico. Non a sufficienza a  Siena però, secondo la lista “Nero su Bianco”:

“Recentemente – si legge in una nota – si torna a parlare della via Francigena, con proposte, progetti ed idee varie. Sappiamo che la Via Francigena può rappresentare un buon “volano” per l’economia del nostro territorio purché si trovino i giusti argomenti per veicolare quello che essa rappresenta dal punto di vista storico, culturale, sociale e religioso. Ed è proprio l’aspetto religioso che quasi mai viene approfondito, trascurando spesso che la Via Francigena nasce dal pellegrinaggio religioso che, da tutta Europa, spingeva persone a recarsi a Roma per poter avere l’agognata benedizione papale. Tale importante fattore ci porta direttamente ad analizzare cosa rappresenti il turismo religioso e le ricadute che esso potrebbe avere sulla nostra città e sui comuni circostanti.

Questo tipo di turismo – ancora Nero su Bianco – ha assunto in questi anni un enorme potere economico e sociale. Oggi è considerato un vero e proprio macrosistema, fatto da viaggiatori religiosi che soggiornano più giorni in una località ma anche da pellegrini che visitano una città in una sola giornata per poi proseguire il cammino. Per mete religiose viaggiano 350 milioni di persone l’anno con un giro d’affari di circa 18 miliardi di dollari. L’Italia è appena sfiorata da questo fenomeno, con una percentuale di presenze intorno al 1,5% rispetto a quelle mondiali.

Le mete più ambite sono Santiago di Compostela (dove tra l’altro convivono il pellegrinaggio ed il turismo religioso stanziale) per un 41%, Lourdes e Fatima, sempre per percentuali molto alte. In Italia abbiamo Roma, città ove risiede il Papa, Assisi, Padova, San Giovanni Rotondo, Loreto e Cascia. Siena non viene mai citata tra le mete religiose. Siena, Civitas Virginis per eccellenza, città natale di Santa Caterina, Patrona di Siena, d’Italia e d’Europa. Una figura guida per molti credenti che vedono nelle testimonianze di Santa Caterina un messaggio profondo, un riferimento per la cristianità richiamato da molti teologi e fondamentale in un momento storico, non solo per la chiesa cattolica, ma anche per l’evoluzione che ha avuto il nostro Paese.  Il turismo religioso – si legge ancora – si sviluppa in un “nodo” oppure lungo una “asse”, raccordando aree urbane e rurali, e creando una forma reticolare anche su vasta scala. Riflettiamo su quello che potrebbe rappresentare Siena in questa ottica; la nostra città potrebbe trasformarsi in un territorio di riferimento di una vasta rete di collegamenti in questo ambito turistico. Con la sinergia tra le istituzioni maggiormente interessate quali le amministrazioni locali, i ranghi ecclesiastici e l’università, potremmo ottenere nuova ricchezza per Siena, che rappresenta un noto strategico della Via Francigena.

Qualcuno sosterrà che il turismo religioso è considerato un turismo “povero” perché prevalentemente viaggiano per mete religiose persone che cercano di contenere i costi (le statistiche parlano di 51 euro al giorno). Noi sosteniamo che in questo particolare momento di crisi non ci possiamo permettere di scartare nessuna risorsa, soprattutto nei periodi di bassa e media stagione, quando le strutture ricettive di questa città stentano a riempirsi. Periodi che debbono essere colmati di eventi, iniziative o mostre a tema, che non impegnano risorse pubbliche importanti e sempre seguiti da una attenta e finalizzata comunicazione (quella che fino ad oggi è mancata nella nostra città). Abbiamo in mente interessanti attrattive per far sì che la nostra storia e le nostre bellezze possano – conclude la nota – calamitare anche in questo ambito quel turismo di qualità che oggi tanto ci manca”.

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