Palio 2 luglio, Sgaibarre durante le prove regolamentate: "La Piazza è la vera scuola per cavalli e fantini"

Antonio Villella è stato ospite di Susanna Pioli per la prima giornata di prove regolamentate

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La Piazza del Campo come banco di prova, non solo per i cavalli ma anche per i fantini. È questo il filo conduttore della conversazione che Susanna Pioli ha avuto con Antonio Villella detto Sgaibarre durante la diretta delle prove regolamentate del 27 giugno.

L’ex fantino ha ripercorso il ricordo della sua prima prova di notte, un’emozione rimasta intatta nel tempo. “È il primo giorno della festa di Siena. Ricordo la mia prima prova di notte come un momento bellissimo. Dormii dal Savelli e Mario si alzò prestissimo: c’era tanta ansia, ma quell’atmosfera è qualcosa di unico”.

Figlio e nipote d’arte, cresciuto in una famiglia di cavalli e fantini, Sgaibarre ha ricordato anche il suo percorso prima dell’esordio. “Feci la prova nel Nicchio nel 1999, poi lo Straordinario e dovetti aspettare fino al 2002. Poi ci si mise la sfortuna e alla fine l’esordio vero e proprio avvenne nel 2003”. Un’attesa che oggi considera quasi un valore.

Secondo Villella, infatti, negli ultimi anni è cambiato profondamente il ruolo delle prove di notte. “Prima erano proprio un modo per addestrare il cavallo alla Piazza, perché non c’erano il protocollo e gli addestramenti di oggi. Era la Piazza che ti testava da subito il cavallo. Ogni soggetto va montato in maniera diversa: c’è quello che va lavorato di più sul Casato, un altro a San Martino. Non esiste una ricetta uguale per tutti”.

L’ex fantino ricorda anche quanto Piazza del Campo rappresenti un ambiente unico per un cavallo. “Qui non c’è odore di natura, non c’è una pianta, non c’è un pezzo di terra. Il cavallo, essendo una preda, è sempre molto attento a tutto e ci sono soggetti che cambiano completamente dal giorno alla notte quando li porti in un ambiente naturale”.

Lo stesso discorso, secondo Sgaibarre, vale per i fantini. “Bruciare le tappe spesso non fa bene. Magari ci sono ragazzi che vengono messi a cavallo con un bagaglio ancora troppo scarso e un anno dopo affronterebbero il Palio in maniera completamente diversa”. Oggi, aggiunge, costruire esperienza è più difficile: “Le ‘corsette’ sono sempre meno e il protocollo impone giustamente di preservare i cavalli. Così i giovani hanno meno occasioni per crescere”.

A rallentare il percorso contribuisce anche un altro aspetto. “Oggi molti montano sempre gli stessi cinque cavalli di scuderia. Una volta, tra Capannelle e le piste della provincia, montavi continuamente cavalli diversi. È così che si costruiva davvero l’esperienza”.

Tra gli spunti offerti dalla diretta anche un giudizio su Diodoro. “È un cavallo che ha bisogno di essere capito e conosciuto. Per questo Giovanni Atzeni ha un valore aggiunto: ne conosce pregi, difetti e carattere. Chi ci monta sopra per la prima volta può restare spiazzato”.

Infine uno sguardo a Jonatan Bartoletti, chiamato a una stagione che può rappresentare uno spartiacque della sua carriera. “Ha montato spesso cavalli di prima fascia e ultimamente gli è sempre andata male. Adesso il Palio gli chiede il risultato. Una volta scivoli, una volta abbatti, una volta il cavallo ti va male, ma quando monti uno dei migliori cavalli di Piazza devi fare prestazione”. Bartoletti, conclude Sgaibarre, “si è sempre messo in gioco”.



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