Palio di Siena, Carapelli (Aquila): "Amarezza per il Palio di rincorsa. Credevo molto nell'accoppiata Brigante-Benitos"

Carapelli: "Nei quattro giorni vedevo Carlo convinto e il cavallo venire avanti. Speravo almeno di poterci provare"

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È un po’ di amarezza per un’occasione sfumata ancora prima di poterla giocare quella che resta nelle parole del capitano della Nobil Contrada dell’Aquila Duccio Carapelli al termine del Palio dell’Assunta. La Contrada vincitrice a luglio, aveva puntato forte sulla accoppiata Carlo Sanna detto Brigante-Benitos, ma l’ordine al canape ha costretto l’Aquila alla rincorsa.

“Un bel po’ complicato – ammette Carapelli parlando del Palio di rincorsa – e chiaramente un po’ di amarezza rimane, perché credevo molto nella coppia Carlo Sanna-Benitos. Una coppia che già sapevo sarebbe venuta bene”.

Una convinzione cresciuta durante i quattro giorni che hanno preceduto la Carriera. Il capitano racconta di aver visto un fantino sempre più convinto della propria scelta e un cavallo in costante crescita: “Nei quattro giorni ero molto contento perché vedevo Carlo convinto, perché a lui piaceva il cavallo, e il cavallo nei quattro giorni lo vedevo venire avanti. Speravo perlomeno di essere tra i canapi e provarci. Mentre siamo andati di rincorsa e chiaramente, sono svaniti un po’ tutti i sogni di questi quattro giorni”.

Il sogno del cappotto si spegne al canape

Anche Carlo Sanna aveva la possibilità di inseguire il risultato, ma ancora una volta il sorteggio dopo luglio lo ha posizionato di rincorsa.  Carapelli ricorda anche l’espressione del fantino nel momento in cui ha capito di essere destinato alla rincorsa: “Ho visto subito dalle espressioni, quando sono rimasto in rincorsa, e ho fatto una risatina un po’ come dire: ci risiamo un’altra volta”.

Una posizione che l’Aquila avrebbe voluto evitare per sognare il cappotto: “Era chiaramente l’unica posizione in cui speravamo di non essere, per poterci provare. In rincorsa è difficilissimo”.

“Mossiere promosso”

Nonostante la complessità della mossa, Carapelli promuove senza esitazioni il mossiere: “Il mossiere lo promuoviamo, sì. Come sono sempre stato d’accordo sul suo operato, anche questa sera è riuscito a cercare di imporsi, visto un po’ la difficoltà della mossa. Alla fine tutela un po’ tutti, perché riesce sempre a trovare il momento di sgancio giusto e alla fine non ci rimette nessuno”.

Benitos, due giorni in più non hanno fatto la differenza

Infine, Carapelli esclude che i due giorni di rinvio e la lunga permanenza ai canapi abbiano condizionato il rendimento di Benitos: “Alla fine no, perché il cavallo è arrivato già molto bene. Certe cose c’erano un po’ da mettere a posto, anzi forse qualche giorno in più ci ha dato modo anche ancora di lavorarci per portarlo proprio al top, il meglio possibile”.



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