Pegaso d'oro, Scaramelli: "Emozione per aver contribuito personalmente alla ricerca degli anticorpi monoclonali”

Tra i tre anticorpi isolati sugli oltre cinque mila uno è proprio di Scaramelli, il malato toscano 104 di Coronavirus: “Investire di più nella ricerca"

Di Redazione | 12 Novembre 2020 alle 16:36

Pegaso d'oro, Scaramelli: "Emozione per aver contribuito personalmente alla ricerca degli anticorpi monoclonali”

Stefano Scaramelli, vicepresidente del Consiglio regionale, oggi in Piazza Duomo per la consegna del Pegaso d’oro a Rino Rappuoli e Fabrizio Landi, ha ribadito l’importanza di continui investimenti nel campo della ricerca.  “All’ingegno, alla ricerca di Rino Rappuoli e Fabrizio Landi il Pegaso d’oro, la massima onorificenza della Regione Toscana – ha detto – La speranza che il farmaco costruito con gli anticorpi monoclonali estratti dal sangue donato dai guariti sia quanto prima disponibile e pronto per sconfiggere il Coronavirus dimostra l’importanza di investire nella ricerca. Dovremo sempre più puntare con risorse importanti sulla ricerca, infatti, come ha sottolineato oggi Rappuoli, scienziato di fama internazionale, non c’è solo il Coronavirus da sconfiggere ma anche tante altre sfide da vincere. E per farlo l’unica arma che abbiamo è la ricerca. Personalmente ho portato avanti questa tesi in tempi non sospetti e difeso negli ultimi anni l’importanza degli investimenti in Toscana life sciences, la Silicon Valley toscana che ha sede a Siena, da cui, insieme a Menarini e con la collaborazione nelle prime settimane di diffusione del virus con l’Istituto Spallanzani, è nata e si è sviluppata la ricerca di anticorpi monoclonali capaci di neutralizzare il SARS-CoV-2”.

Durante la premiazione Rappuoli ha ricordato che fra i tre anticorpi isolati sugli oltre cinque mila uno è proprio di Scaramelli, il malato toscano 104 di Coronavirus. “Una gioia essere a questa premiazione non solo come rappresentante istituzionale – ha detto Scaramelli – ma per aver creduto nel loro progetto in tempi non sospetti, mettendo il mio sangue a loro disposizione, consapevole che ci potevamo regalare un sogno. Sapere che uno dei tre anticorpi isolati, su oltre 5000, oggi in fase di clonazione e produzione, sia il mio è una emozione straordinaria che dà senso compiuto a quella donazione e forse anche a quei lunghi 49 giorni di malattia”.



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