Premio Mangia, la medaglia a Lorenzo Granai presentata da Massimo Bianchi

La medagli all'uomo che vive in velocità

E’ stato il professor Massimo Bianchi a presentare, nel corso della cerimonia di consegna del Mangia, la medaglia di civica riconoscenza a Lorenzo Granai, proposta dalla contrada della Torre.

“Lorenzo Granai, in questo giorno speciale dell’Assunta 2021, avvicina il suo nome – conoscendolo, sicuramente con una certa timidezza e reverenza – a quello di grandi personaggi senesi del passato che, per comuni meriti motoristici a vario titolo, hanno ricevuto questo stesso premio nel corso degli anni, nelle diverse forme che nel tempo si sono succedute, come per primo Danilo Nannini che lo ricevette nel 1959 accompagnando alla sua attività imprenditoriale e di dirigente calcistico anche numerose vittorie in campo automobilistico e la prima partecipazione alla prestigiosa “Mille Miglia”; Lodovico Pascucci Pepi che nel 1969 lo ottenne, oltre che per la sue capacità nel settore dell’industria dolciaria, anche per l’intensa e proficua attività a favore dello storico Motoclub Senese; Lorenzo Ghiselli, quale primo appartenente a questa comunità a partecipare alla categoria 500 cc. del motociclismo mondiale nel 1985; Vincenzo Tota, quale vincitore nel 1987 del Camel Trophy, il massacrante rally automobilistico per le estreme condizioni ambientali e climatiche in cui si disputava; e, infine, i più recenti nomi di Alessandro Nannini che nel 1989 ottenne il riconoscimento del Mangia per gli oltre  cinquanta Gran Premi disputati in Formula 1 e Alessandro Fiaschi, dieci anni dopo nel 1999, quale pilota acrobatico delle Frecce Tricolori, insieme poi a una serie assai numerosa di altri grandi uomini e donne di sport, nostri concittadini e concittadine, atleti delle più svariate discipline e dirigenti sportivi di livello nazionale e internazionale. Cito, per tutti, Artemio Franchi che in comune con Lorenzo Granai ha la stessa appartenenza contradaiola.

Quella che ho il compito di tratteggiare è la figura di un giovane – così come lui può tranquillamente ancora definirsi essendo nato a Siena il 7 febbraio 1972 – o meglio, la “favola” sportiva e di vita di Lorenzo Granai per quella sua caratteristica di essere un profilo fortemente legato alla città ma al tempo stesso aperto al mondo, alle competizioni e soprattutto alle nuove sfide. La sua storia si intreccia da subito con quella della sua Contrada e dopo pochi mesi è battezzato alla fontanina di Salicotto e, come del resto tanti ragazzi e ragazze di Siena, da giovanissimo si impegna nelle attività del gruppo dei Piccoli Torraioli per poi cominciare ad avvicinarsi alle proprie passioni, quelle che fanno di ogni uomo una persona completa, e la sua prima passione è quella del calcio perché all’età di quindici anni approda nelle giovanili del Castellina in Chianti, dopo una lunga trafila iniziata da piccolissimo, e il calcio ha rappresentato fin dall’inizio per Lorenzo una parte importante della sua vita che alimentava non dimenticando le proprie radici contradaiole e indossando appena possibile anche la maglia del Gruppo Sportivo Salicotto nei tradizionali tornei fra le Contrade e perfino in un quadrangolare, di quelli destinati a rimanere impressi per sempre nei ricordi dei bambini, che si svolse nel lontano Piemonte a Rivarolo alla presenza di squadre altolocate come la Juventus, il Torino e il GS Salicotto, che valse a Lorenzo anche il premio come miglior giocatore del torneo ma soprattutto la possibilità di condividere un sogno a occhi aperti con tanti coetanei di Siena, sogno reso possibile da quella sana e lucida follia che solo i senesi sanno mettere nelle proprie passioni realizzando progetti all’apparenza impossibili. Lorenzo frequenta con profitto l’Istituto Tecnico Bandini dove si diploma ragioniere ma non lo sfiora minimamente la possibilità di un impiego in banca, perché in quegli anni divisi fra lo studio e il calcio era nata la vera passione di Lorenzo, il grande amore per i motori trasmessogli dal babbo Leonardo che lo portava a vedere le tappe del Rally di Sanremo che fino a qualche anno fa passava dalla nostra provincia con la gara italiana del campionato mondiale Rally, quella dove correvano le famose Lancia Martini.

A dire il vero la prima volta in cui Lorenzo vide sfrecciare quelle auto a grande velocità fu nel 1979, all’età di sette anni, durante la San Gusmè-Montelupo, tappa italiana del Campionato mondiale di Rally in partenza da Sanremo. E sul ciglio di quella strada, in una domenica come tante, da una incredibile impallinata di fango che prese in volto, scaturì per Lorenzo un amore vero, destinato a durare nel tempo e a permeare tutta la sua vita. Fino a quasi venti anni Lorenzo si divise tra la passione per il calcio e quella per i motori, quando poi per puro caso – proprio come nelle favole – ebbe l’opportunità di debuttare in una vera gara di Rally in qualità di co-pilota (il Rally della Fettunta a Barberino Val d’Elsa) e in quel giorno arrivò anche il momento di scegliere fra le due passioni e credo che sia inutile dire oggi quale ha prevalso. La scelta di iniziare la carriera da co-pilota è spiegata poi dallo stesso Lorenzo con la semplicità e l’umiltà propria dei campioni: l’automobilismo era ed è una disciplina molto costosa e a quell’età, da ragazzino, i soldi erano pochi e così diventa giocoforza ripiegare a fare il co-pilota. E ha i caratteri della “favola” anche il risvolto familiare che sta dietro a questo inizio di carriera in cui solo la nonna era a conoscenza del fatto che Lorenzo stava studiando per prepararsi alla prima licenza quando ancora andava a scuola e senza dire nulla ai suoi genitori e dalla nonna viene anche la spinta giusta con il dono inaspettato della prima tuta ignifuga da corsa, sicuramente acquistata con l’intento di preservarlo da eventuali pericoli e danni fisici, prima ancora di pensarlo campione. E come tutte le grandi e piccole vocazioni e le “favole”, il desiderio di gareggiare di Lorenzo aveva visto all’inizio i suoi genitori contrari perché era una passione che poteva distoglierlo dallo studio.

Poi a Lorenzo in realtà fare il co-pilota piace e si specializza sempre di più in questo ruolo. Dopo i primi anni trascorsi nelle gare regionali, passo dopo passo, riesce ad arrivare alle competizioni nazionali vincendo un titolo juniores nel 1995. Dal 1999 al 2001 corre in un importante campionato monomarca indetto dalla filiale italiana del costruttore Peugeot e per tutti i tre anni consecutivi vince questo trofeo ed è secondo della sua categoria nel campionato italiano. Come sempre accade nelle favole è questo un triennio importante e formativo a fianco del pilota e amico Umberto Consigli che gli offre la possibilità e l’occasione di essere notato da piloti e squadre importanti. Se ne accorgono anche i giornalisti di settore che nel 2000 gli attribuiscono un premio (Kinzica d’oro) come miglior co-pilota emergente a livello nazionale. Il salto di qualità e la vera decisiva svolta Lorenzo la compie però nel 2004 quando è chiamato a gareggiare in coppia a un pilota pluricampione italiano ed europeo che risponde al nome di Renato Travaglia con la squadra ufficiale di Peugeot Italia. E con Travaglia si scrive un altro pezzo della favola: con lui inizia una collaborazione durata otto lunghi anni, correndo dappertutto in campionati intercontinentali, europei, italiani e ottenendo sempre ottimi risultati, soprattutto per Lorenzo in termini di crescita e di maturazione. Un’altra tappa della favola è il triennio 2012-2015 quando partecipa al Campionato Mondiale Rally al fianco di Lorenzo Bertelli, più conosciuto come il figlio di Miuccia Prada e di Patrizio Bertelli di Luna Rossa, con il quale conquista i suoi primi punti mondiali nel 2015. Anche in questo caso si tratta di un sodalizio importante, non solo sportivo ma anche umano, che consente a Lorenzo Granai di giocarsela per la prima volta alla pari con i big del rallismo mondiale e anche perché può gareggiare in posti magici come l’Argentina, il Messico, la Nuova Zelanda, l’Australia e anche in tante tappe nel continente europeo che hanno segnato la storia dello sport scelto da Lorenzo: il Mille Laghi in Finlandia, lo Svezia sulla neve, il Rally di Montecarlo, ecc… Nel Rally di Madeira del 2013 Lorenzo è pronto a un’altra sfida importante che valeva per il campionato europeo e vi partecipa con Giandomenico Basso, fino a quel momento suo avversario quando correva in binomio con Travaglia, e subito vincono insieme al debutto: quella che doveva essere una gara fine a se stessa diviene invece un tassello fondamentale della favola sportiva di Lorenzo Granai. Da lì in poi inizia infatti uno splendido sodalizio e si costituisce un equipaggio vincente, Basso-Granai, capace di ottenere uno straordinario numero di vittorie e diventare Campione Italiano di Rally assoluto per ben due volte (2016 e 2019) mentre nel biennio 2017-2018 il binomio non è rimasto con le mani in mano avendo partecipato e vinto nel Campionato Europeo denominato “Tour European Rally”. Nel 2020 Lorenzo Granai è Vice-Campione Italiano Rally Assoluto sempre in coppia con Giandomenico Basso con il titolo perso di mezzo punto all’ultima gara dopo una stagione condotta sempre al comando, ma le favole – si sa – non sempre hanno un lieto fine: titolo che poi sta cercando di riprendersi nella corrente stagione e le prospettive a oggi ci sono tutte. E non aggiungiamo altro, per scaramanzia.

Sempre in quest’ultimo anno un’altra gradita sorpresa attende Lorenzo Granai con la vittoria in una delle corse più epiche e storiche del suo sport: la Targa Florio, la gara più antica del mondo con la prima edizione targata 1906, che è un po’ come vincere la Milano-Sanremo del ciclismo. Una grande soddisfazione per lui iscrivere il suo nome nell’albo d’oro di questa competizione.

Oltre alle corse c’è poi la vita privata con le tante attività lavorative che Lorenzo svolge anche se strettamente correlate al curriculum sportivo. Infatti, dal 2006 collabora con la scuderia di Andrea de Adamich (che ricordiamo come ex pilota di Formula 1 degli anni Sessanta e conduttore televisivo di Grand Prix) con il ruolo di istruttore e attualmente anche di coordinatore nei corsi di guida sicura (la qual cosa fatta da un pilota di Rally mi fa sorridere) e nelle presentazioni dei nuovi modelli di auto Ferrari, Maserati e Alfa Romeo in tutto il mondo: lavoro questo che gli ha consentito la possibilità di viaggiare ovunque e di avere la valigia sempre pronta in un angolo dell’armadio. Inoltre, dal 2010 a oggi Lorenzo è istruttore della scuola federale Rally di ACI dove ha il compito di seguire i giovani selezionati dalla Federazione stessa e sempre per conto di ACI Sport si occupa di esaminare coloro che chiedono di entrare in possesso della licenza di pilota o di co-pilota Rally. Negli ultimi sei anni è stato, e lo è ancora oggi, giudice nell’ambito del Rally Italia Talent, un format a livello nazionale nel quale vengono fatte accurate selezioni per decretare il miglior pilota e co-pilota Rally emergenti in base alle diverse categorie e fasce di età.

Per Lorenzo Granai non è giunto ancora il tempo di fare i bilanci, ma forse quello di riflettere un po’ sui traguardi raggiunti: dal 1992 a oggi sono ormai quasi trenta gli anni di carriera in cui ha preso parte a oltre 400 gare in qualità di co-pilota con ben 50 piloti diversi, tra cui anche tre gare con due donne pilota e 8 gare nel ruolo di pilota, peraltro con buoni risultati. Numeri da far girare la testa, ma che per Lorenzo invece sono serviti per ragionare sulla strada intrapresa e sulle cose ancora rimaste da fare: non si è fatto prendere la mano e ammaliare dalle buone gare disputate come pilota, capendo bene che l’età non poteva consentirgli di ripartire da zero per una nuova carriera, ma al contrario ne ha tratto linfa vitale per meglio continuare nella sua attività di co-pilota o di navigatore e per farlo con sempre maggiore consapevolezza. Perché il suo è un ruolo importante, non solo in corsa ma anche prima di entrare nell’abitacolo. Il pilota – lo sappiamo – deve essere bravo a spingere al massimo seguendo le indicazioni, ma è il co-pilota che organizza, pianifica, gestisce l’intera trasferta, coordina l’intera squadra, studia il percorso in modo quasi manicale e ha anche un ruolo psicologico perché deve all’occorrenza saper spronare o, viceversa, rallentare il suo pilota.

Abbiamo più volte volutamente usato in questa presentazione il termine “favola” e non a caso. Come potrebbe descriversi diversamente una storia umana e sportiva in cui è stato lo sport, inteso come singola disciplina, a scegliere la persona giusta per raggiungere quei traguardi e premi che Lorenzo è stato capace di raccogliere: si può dire infatti che in un certo senso è stato il Rally stesso a scegliere Lorenzo sottraendolo al calcio, disciplina molto più convenzionale, e lo ha fatto con tutti i mezzi che aveva a sua disposizione: il fascino per quel mondo roboante e per certi versi inavvicinabile, il rumore dei motori, l’odore della gomma, della polvere, la curiosità di voler vedere da vicino quelle macchine così colorate e di entrare almeno una volta dentro il ristretto abitacolo che è un po’ come salire su uno Sputnik o uno Shuttle e partire per un viaggio nello spazio. E lo ha fatto con uno schizzo di fango, capace di essere generatore di una immensa passione e di risvegliare un destino che forse era già scritto nella storia personale di Lorenzo Granai.

Di sicuro Lorenzo per praticare al meglio e ad alti livelli la sua attività sportiva ha sacrificato molto in termini di partecipazione al Palio e alla vita di Contrada: ed è questo uno dei suoi più dispiaceri più grandi che a stento riesce a nascondere. Come nel caso delle vittorie del Palio: nel 2005, dopo aver visto la corsa da un palco, è costretto a partire per la Repubblica Ceca perdendo così il giro della vittoria dopo quarantaquattro anni e i giorni successivi, mentre nel 2015 si trovava addirittura in Polonia con il telefono spento perché impegnato in gara e venendo a sapere della vittoria solo con un laconico messaggio: Torre e con le lacrime che scendevano copiose. Viaggiare – lo sappiamo – porta in sé molti benefici, come quello di far conoscere il mondo sotto tante angolazioni e i più diversi punti di vista, ma toglie qualcosa alla quotidianità della famiglia, degli affetti più veri, sinceri e anche la Contrada per Lorenzo rientra fra questi. E come sempre ha cercato di fare nella sua vita Lorenzo ha saputo trarre dalla distanza fisica che il viaggiare comporta una lezione importante: quella di comprendere, se mai ce ne fosse stato bisogno, la fortuna di essere nato a questa latitudine e in questa straordinaria città. Ed ecco allora che appena può Lorenzo cerca di vivere più intensamente possibile e assaporare al massimo i ritagli di tempo che trascorre a Siena tra un impegno e l’altro: un modo per ricordare i tanti Palii spensierati da adolescente, il canto insieme in Contrada, le tante cene della Prova Generale, il Giro, le serate interminabili del Mangia e Bevi.

I tanti successi non hanno quindi cambiato di molto la personalità di Lorenzo, rimasto sempre e soprattutto un ragazzo di Siena e un Contradaiolo, anche quando pensa al suo futuro: se l’automobilismo ti entra dentro e si fa fatica a lasciarlo, Lorenzo ha ancora un altro sogno nel cassetto da realizzare e un’altra missione da compiere, quella di ricoprire un giorno un incarico nella Torre, di mettersi al servizio della sua Contrada per ringraziarla di quanto le ha dato durante il suo percorso sportivo e non solo. E se anche uno come lui, che ha avuto il privilegio e la possibilità di fare grandi e belle esperienze all’estero, continua a sognare di stare insieme agli amici della sua Contrada vuol dire che la Contrada è proprio un posto speciale.

La storia, anzi, la favola di Lorenzo oggi, nel giorno dell’orgoglio senese, viene additata come esempio dal Concistoro del Monte del Mangia attribuendogli un premio fondamentale, uno di quei premi nei quali non si sale su un podio a cui Lorenzo è abituato, ma di quei premi che non si dimenticano tanto facilmente, che restano nella carne viva, in fondo all’anima, in primo luogo perché chi ti ha proposto è la tua Contrada che è la culla che ti ha accolto dopo la tua famiglia e in secondo luogo perché a dartelo è la tua città, la famiglia allargata, quella in cui tutti ci riconosciamo in qualunque parte di mondo siamo e saremo chiamati a vivere e operare. Questa medaglia riassume tutti i premi e i campionati che Lorenzo ha vinto fino a ora nella sua carriera e anche quelli che verranno perché è il riconoscimento più grande, più bello, più autentico, più genuino e più sincero per chi, come te – caro Lorenzo – è partito da queste lastre per conquistare il mondo e per vincere il Palio della vita”.