Processo Portanova, confermati in appello 6 anni per violenza sessuale

I fatti risalgono a maggio del 2021. Per il giocatore ex Genoa pena confermata in appello

Di Redazione | 16 Aprile 2026 alle 18:28

Processo Portanova, confermati in appello 6 anni per violenza sessuale

La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado e ha condannato Manolo Portanova a 6 anni per presunta violenza di gruppo denunciata da una giovane a Siena nel maggio 2021. Il calciatore ex Genoa, oggi alla Reggiana, era stato condannato in primo grado nel 2021 per la violenza di gruppo. “Sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile. Portare prove della mia innocenza non basta” ha detto Manolo Portanova. 

Dopo la lettura del dispositivo, l’avvocato difensore di Manolo Portanova, Gabriele Bordoni, ha spiegato che la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna emessa in primo grado dal Tribunale di Siena: “Hanno confermato la condanna – ha dichiarato –. Dovremo leggere le motivazioni per comprendere su quali basi sia stata presa questa decisione. Al momento non possiamo fare ulteriori considerazioni”.

Sull’ipotesi di un ricorso, Bordoni ha lasciato intendere la volontà di proseguire l’iter giudiziario: “È quello che si fa normalmente in questi casi. Credo che rimarremo fermi sulle nostre posizioni, che fin dall’inizio sono state leali, oneste e dirette. Prima, però, dobbiamo capire le ragioni della Corte”.

Il legale ha inoltre sottolineato di non voler esprimere sorpresa per l’esito: “Non mi stupisco più di niente. Continuo a fare il mio lavoro con convinzione e con la profonda certezza che quanto sostenuto fin dall’inizio fosse conforme alla realtà. Evidentemente c’è chi la pensa diversamente. Finché ci saranno strumenti per impugnare, li utilizzeremo”.

Dal fronte opposto, l’avvocato della parte offesa, Jacopo Meini, ha confermato che la decisione è stata pronunciata in tempi molto rapidi: “La lettura del dispositivo è durata pochi secondi. La Corte ha confermato tutto, concedendo 90 giorni per il deposito delle motivazioni e liquidando le spese legali del grado”.

Meini ha chiarito anche i capi d’imputazione: “Si tratta di violenza sessuale di gruppo, ai sensi dell’articolo 609 octies, e lesioni personali”.

Quanto ai prossimi passaggi, ha precisato: “Il ricorso in Cassazione spetterà alle controparti”. Riferendo lo stato d’animo della sua assistita, ha aggiunto: “L’ho sentita poco fa: era tesa, ma anche molto felice per l’esito”.

A intervenire è stata anche Claudia Bini dell’associazione Donna chiama Donna, che ha evidenziato la solidità dell’impianto accusatorio: “La sentenza di primo grado era molto solida e il quadro probatorio particolarmente forte. Sarei stata molto sorpresa da un esito diverso”.



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