Non solo fantini e addetti ai lavori: la seconda giornata delle prove regolamentate del Palio di luglio ha riportato al centro anche il punto di vista dei proprietari dei cavalli. Tra le voci più forti e sincere c’è stata quella di Paolo Saracini, proprietario di Compilation, cavallo sceso in Piazza del Campo nella prima batteria con Denny Scalas, ma al centro di un acceso dibattito per la decisione della commissione veterinaria di inserirlo soltanto nella giornata del 28 giugno, tradizionalmente riservata ai cavalli meno esperti.
Una scelta che Saracini non nasconde di aver vissuto con amarezza.
“Quando l’ho saputo pensavo di essere su Scherzi a parte – ha raccontato -. Poi ho capito che la decisione era vera”.
Il proprietario ha annunciato che il 30 giugno incontrerà i veterinari per ottenere spiegazioni ufficiali sulle motivazioni di questa valutazione, promettendo un confronto civile, ma fermo.
“Loro mi daranno le motivazioni e io dirò le mie cose con tranquillità, civiltà, ma in modo fermo”.
La delusione è tale che Saracini ammette di aver persino pensato di non portare il cavallo in Piazza.
“Di pancia stamani il cavallo non lo avrei portato – ha confessato -. Per me Compilation non è un cavallo da 28 giugno. È quasi umiliante per il cavallo, non per me”. Però abbiamo fatto un lavoro e abbiamo deciso di portarlo comunque”.
Secondo Saracini, il punto centrale non riguarda soltanto il caso di Compilation, ma più in generale i criteri di selezione dei cavalli che vengono mantenuti per anni nel protocollo senza mai arrivare realmente vicino al Palio. Il proprietario ipotizza che tra le motivazioni della scelta possano esserci valutazioni legate alla gestione dei canapi, ma resta fortemente perplesso.
“Credo che mi diranno che, avendo tanti cavalli, è stato adottato anche un criterio legato ai canapi. Secondo me anche Duce e Moresco dovevano andare avanti”.
Da qui nasce una riflessione più ampia sul sistema di selezione e sul rapporto con i proprietari, che investono tempo e risorse nella preparazione dei cavalli. Per Saracini servirebbe maggiore chiarezza fin dall’inizio.
“Assolutamente sì”, ha risposto alla domanda se sarebbe opportuno comunicare prima ai proprietari quando un cavallo non è ritenuto realmente idoneo al Palio.
Secondo il proprietario, una comunicazione più netta permetterebbe scelte più consapevoli, evitando di alimentare aspettative che poi vengono frustrate.
“Il proprietario deve essere libero di decidere se andare avanti oppure no – ha spiegato -. Ma bisogna dirgli chiaramente se quel cavallo non è considerato adatto alla Piazza”.
Saracini rivendica inoltre i miglioramenti compiuti da Compilation nell’ultimo anno, frutto anche del lavoro svolto da Luigi Bruschelli, che ha seguito il cavallo nella preparazione.
“Quest’anno i miglioramenti li abbiamo fatti eccome – ha sottolineato -. Anche grazie al lavoro di Gigi Bruschelli, riconosciuto da tutti”.
A rendere ancora più difficile da accettare la decisione c’è il confronto con il passato: a parità di numero di cavalli iscritti rispetto al 2025, Compilation lo scorso anno era arrivato fino alla Tratta senza problemi.
“L’anno scorso con lo stesso numero di cavalli sono andato alla Tratta senza alcun problema. Mandarlo al 28 significa dire che ci sono cinquanta o sessanta cavalli ritenuti più adatti di lui”, ha osservato.
Saracini richiama anche un colloquio avuto lo scorso anno con uno dei veterinari, parole che oggi rendono ancora più difficile comprendere l’esclusione dai livelli più alti della selezione.
“Mi era stato detto che il cavallo piaceva, che morfologicamente era adatto e preciso ai canapi. La domanda che farò sarà semplice: il cavallo ha finito qui? – ha concluso -. Se me lo dicono chiaramente, mi fanno quasi un favore: potrò dedicarmi ad altri percorsi, anche fuori Siena”.