Richiesta danni, Fondazione e banca Mps lavorano a transazione sui 500-700 milioni

La richiesta è di 3,8 miliardi per gli aumenti di capitale 2008-2011. La zavorra dei 10 miliardi di cause legali rende complicati i progetti di fusione: il Tesoro continua a lavorare sull’ipotesi Unicredit

La zavorra da 10 miliardi, la mole delle cause legali, che in questi mesi ha reso più complicato qualsiasi progetto di fusione per il Monte dei Paschi di Siena, potrebbe presto alleggerirsi.

A quanto risulta alla Stampa, la fondazione Mps sta lavorando a una transazione per chiudere il contenzioso con la banca. La richiesta complessiva dell’ente senese è di 3,8 miliardi, oltre un terzo del totale. La transazione su cui si starebbe ragionando avrebbe un ordine di grandezza di 5-700 milioni di euro.

Nessun aggravio per la liquidità del Monte, visto che il corrispettivo sarebbe versato in asset o con carta della banca stessa, dove l’Ente – a seguito della ricapitalizzazione precauzionale del 2017 – come riporta l’ultimo bilancio relativo al 2019 è sceso allo 0,003%. Una soluzione contribuirebbe a rendere più agevole una fusione per il Monte, per cui al Tesoro continuano a lavorare sull’ipotesi Unicredit.

L’opera di convincimento prosegue senza sosta e, a questo giro, ha coinvolto le istituzioni locali. L’incontro si è svolto ieri a Roma, presso il Mef dove a fare gli onori di casa c’era il capo della segreteria del ministro Gualtieri, Ignazio Vacca, insieme con i consulenti del dicastero Bank of America e Orrick. Dall’altra parte del tavolo erano seduti il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, che alla vigilia aveva annunciato l’intenzione di affrontare temi quali la direzione generale a Siena, il mantenimento dell’occupazione, la storia e il rapporto con il territorio e poi il presidente della provincia di Siena, Silvio Franceschelli. Insieme con loro anche rappresentanti della Fondazione Mps.

Un incontro interlocutorio, a quanto risulta, con i partecipanti che si sarebbero dati un nuovo appuntamento per la fine di gennaio. Un primo giro di tavolo con il Tesoro, in cui però le nozze con Unicredit sarebbero state solo evocate.