Scaramelli: “Speranza e Conte spieghino perché la Toscana non ha cambiato classificazione”

Il vice presidente del Consiglio regionale: "A rischio oltre 20 mila imprese della ristorazione e con loro esercizi di vicinato, attività al dettaglio, negozi all’interno dei centri commerciali, un danno economico senza precedenti e senza i debiti ristori per il mancato passaggio in giallo"

“Serve spiegare perché la Toscana resta arancione. Il periodo di 14 giorni per le misure di classificazione può essere derogato, perché non è stato fatto?” A chiederlo Stefano Scaramelli, vicepresidente e capogruppo di Italia Viva in Consiglio regionale, sul mancato passaggio in giallo della Toscana nell’Ordinanza del Ministro della Salute dell’11 dicembre che invece promuove Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte. Per Scaramelli oltre al Ministro Speranza anche il Presidente del Consiglio deve spiegare “numeri e rilievi scientifici” oltre a fare “dirette Facebook”.

“A rischio – continua Scaramelli – oltre 20 mila imprese della ristorazione e con loro esercizi di vicinato, attività al dettaglio, negozi all’interno dei centri commerciali, un danno economico senza precedenti e senza i debiti ristori per il mancato passaggio in giallo”. Non solo, per il vicepresidente del Consiglio regionale nel mancato passaggio in area gialla, c’è “totale assenza di rispetto verso le istituzioni, verso la Regione Toscana, la sua storia, la sua identità e la libertà di impresa. A pagare il costo più alto, con le imprese e i lavoratori, saranno le famiglie meno abbienti e quelle più giovani colpite con un’intensità doppia rispetto alle famiglie più anziane. Un aspetto che non può non essere tenuto in considerazione, insieme ai dati e ai parametri. I lavoratori più giovani sono quelli che avranno più difficoltà ad affrontare la fase successiva, quella in cui molte imprese rischieranno di chiudere o di ridurre i livelli occupazionali per il prolungamento delle misure restrittive”.