Schermidori assolti a Siena, le associazioni al fianco dell’atleta

Dopo la sentenza “perché il fatto non sussiste”, Fernanda Herrera annuncia ricorso. D.i.Re e Differenza Donna: “Credere a chi denuncia”

Di Simona Sassetti | 19 Maggio 2026 alle 16:30

Le reazioni arrivano a poche ore dalla sentenza del tribunale di Siena che ha assolto due schermidori italiani dall’accusa di violenza sessuale di gruppo nei confronti della giovane atleta Fernanda Herrera. Una decisione, pronunciata con la formula “perché il fatto non sussiste”, che ha provocato il pianto della schermitrice in aula e ha riacceso il dibattito pubblico sul consenso, sulla cultura della prevenzione e sul percorso affrontato da chi decide di denunciare.

A prendere posizione è stata anche D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che si è espressa a sostegno della schermitrice, sottolineando l’importanza di credere a chi racconta una violenza. “Quando una ragazza dice di avere manifestato più volte il proprio diniego, quando racconta una violenza, quando attraversa tre anni di indagini, esposizione, dolore e processo, la domanda che dobbiamo porci non può essere quanto fosse perfetta la sua opposizione”, ha affermato l’associazione.

Per D.i.Re il caso pone una questione culturale più ampia, che riguarda la prevenzione e l’educazione al rispetto del limite. “La domanda è che cosa insegniamo ancora agli uomini sul corpo delle donne, sul limite, sull’ascolto, sulla responsabilità”, ha aggiunto l’associazione, richiamando la necessità di continuare a lavorare sul piano sociale e culturale.

Sulla stessa linea anche Differenza Donna, che si è schierata al fianco della giovane atleta. La presidente Elisa Ercoli ha dichiarato di credere fermamente alla versione della ragazza, collegando il caso anche alla mobilitazione contro il Ddl Bongiorno, giudicato dall’associazione come un provvedimento che rischia di spostare ancora una volta sulla vittima il peso della dimostrazione della propria non disponibilità.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 4 e il 5 agosto 2023, durante un raduno internazionale di scherma a Chianciano Terme, in provincia di Siena. Secondo l’accusa, la giovane atleta, allora minorenne, sarebbe stata abusata durante il soggiorno. I due imputati hanno sempre respinto ogni addebito. Il processo si è svolto con rito abbreviato e si è concluso con l’assoluzione.

Dopo la lettura della sentenza, Fernanda Herrera ha deciso di mostrarsi pubblicamente e parlare davanti alle telecamere. “Non ho mai voluto far vedere la mia faccia in questi tre anni in cui ho sofferto questa cosa, ma sono stanca e mi farò vedere perché sono orgogliosa di me”, ha dichiarato. La schermitrice, originaria del Messico e oggi in gara per l’Uzbekistan, ha spiegato di essere arrivata in Italia per allenarsi in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

“Per tre anni, oltre a lottare per i miei risultati e per le mie medaglie, ho lottato per la mia giustizia e non mi fermerò mai”, ha aggiunto l’atleta, annunciando la volontà di andare avanti. Il suo legale, Luciano Guidarelli, ha già annunciato ricorso in appello, sostenendo che il processo avrebbe dovuto prendere una direzione diversa, anche alla luce delle condizioni in cui, secondo la difesa della ragazza, la giovane si sarebbe trovata al momento dei fatti.

Di segno opposto le reazioni dei legali dei due imputati, che hanno ribadito la convinzione dell’innocenza dei loro assistiti. “Siamo sempre stati certi dell’assoluta innocenza”, ha dichiarato l’avvocato Enrico De Martino, parlando di un epilogo giuridicamente corretto alla luce degli elementi processuali. Gli altri difensori hanno definito la sentenza non sorprendente e hanno annunciato l’intenzione di chiedere alla Federazione italiana scherma un provvedimento urgente per consentire ai due atleti di riprendere l’attività sportiva.

La vicenda, però, non si chiude con la sentenza di primo grado. Da un lato ci sono l’assoluzione e la posizione delle difese, dall’altro la volontà della schermitrice di proseguire la battaglia giudiziaria e pubblica. Sullo sfondo resta il tema sollevato dalle associazioni: il modo in cui la società, lo sport e le istituzioni affrontano i racconti di violenza, il consenso e la responsabilità.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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