Dopo lo sgombero dell’appartamento di via Pantaneto, nel centro storico di Siena, dove vivevano undici cittadini pakistani in condizioni giudicate non compatibili con l’abitabilità, arriva la presa di posizione di Alleanza Verdi e Sinistra Siena, che parla di una vicenda “non sorprendente ma profondamente indignante” e chiama in causa il tema del diritto all’abitare e delle condizioni dei lavoratori stranieri in città.
Nel loro intervento, i rappresentanti locali di AVS sottolineano come dietro quella porta “ci fosse il lavoro che non vogliamo vedere”: lavoratori impiegati nelle cucine dei ristoranti del centro storico, nelle pulizie e in altri settori essenziali della città. Persone, evidenziano, “con contratti regolari e contributi versati”, ma costrette a vivere in condizioni di forte sovraffollamento.
“Quella porta sigillata dalla Polizia Municipale – scrive AVS – nascondeva qualcosa che molti di noi conoscono senza volerlo sapere: i lavoratori che tengono in piedi le cucine dei ristoranti del nostro centro storico, che preparano i piatti che portiamo in tavola la sera, che puliscono gli uffici quando ancora dormiamo”.
Secondo Alleanza Verdi e Sinistra, il caso di via Pantaneto rappresenta il sintomo di un problema più ampio che riguarda il mercato immobiliare cittadino e la difficoltà, soprattutto per i lavoratori a basso reddito, di trovare alloggi accessibili. Nel documento si parla di una città “dominata dalla rendita turistica e dall’affitto breve”, dove trovare una casa dignitosa “è diventato quasi impossibile”.
AVS richiama anche il parallelo con la storia dell’emigrazione italiana del Novecento: “La stessa storia che ha attraversato il Novecento italiano, quando i nostri emigranti al Nord o in Germania o in Svizzera venivano accolti con cartelli che dicevano ‘non si affitta ai meridionali’”.
Da qui la richiesta rivolta al Comune di Siena di aprire “un confronto serio e urgente sul diritto all’abitare”, con particolare attenzione ai lavoratori stranieri regolarmente presenti sul territorio e alle fasce più fragili della popolazione. Tra le proposte avanzate, verifiche sulle eventuali situazioni analoghe presenti in città e l’utilizzo di strumenti che vadano dall’edilizia residenziale pubblica agli accordi con i privati.
“Quella porta sigillata – conclude AVS – deve diventare una porta aperta: sulla realtà che non vogliamo vedere, e sulle politiche che abbiamo il dovere di costruire”.