“Siena non sarà mai casa dei fascisti”. È lo slogan che ha attraversato Piazza Salimbeni nel pomeriggio di oggi, durante il presidio antifascista organizzato dopo l’inchiesta che ha portato alla denuncia di tredici minorenni senesi per reati gravissimi: dall’apologia del fascismo e del nazismo alla propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, fino alla detenzione illegale di armi e alla detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.
Un centinaio le persone presenti alla mobilitazione promossa dal Collettivo Studentesco delle scuole superiori di Siena Jamà’a e da Link Siena. In piazza anche la Cgil Siena.
Non una semplice manifestazione di protesta, ma una presa di posizione pubblica contro la normalizzazione dell’odio, dei linguaggi estremisti e delle simbologie nazifasciste. Un segnale arrivato nel cuore della città, a pochi giorni da un’indagine che ha aperto interrogativi pesanti sul rapporto tra giovani, disagio sociale, radicalizzazione, violenza online e responsabilità educativa.
Parri: “Il problema è anche l’indifferenza”
Ad aprile il presidio le parole di Francesca Parri di Link Siena, che ha denunciato il clima di indifferenza in cui, secondo i promotori, possono radicarsi certe forme di odio.
“Questa città è piena di indifferenza”, ha detto Parri dal presidio. “Ci sorprendiamo se tredici minorenni abbracciano questo tipo di ideologia, ma magari noi non la abbracciamo e comunque abbracciamo l’indifferenza”.
Parri ha poi allargato il ragionamento al contesto sociale senese, puntando il dito contro le discriminazioni che, secondo Link Siena, attraversano la città: “Ci sono persone queer, persone transgender, persone nere e razzializzate che tutti i giorni in questa città subiscono violenze e discriminazioni”. Nel suo intervento ha chiamato in causa anche le istituzioni cittadine, parlando di responsabilità “dell’amministrazione stessa, della sindaca Fabio, della questura e della prefettura” rispetto alle condizioni di chi chiede accoglienza e tutela.
Il riferimento è andato anche ai richiedenti asilo pakistani e afghani: “Chiedono aiuto e non c’è nessuno a fianco a loro, se non noi soliti”, ha detto Parri, denunciando una solitudine sociale che, a suo giudizio, si riflette anche nel modo in cui la città reagisce alle situazioni di marginalità e disagio.
Per Parri, la vicenda dei tredici minori non può quindi essere liquidata come un caso isolato: “Questo è fonte ed è prodotto di disagio sociale, della mancanza di spazi per i giovani, di spazi sociali e culturali che non siano a scopo di lucro”. Spazi, ha aggiunto, “dove possano andare senza spendere venti euro per uno spritz”, ma soprattutto luoghi in cui possano “imparare valori e ideali” e “strutturare un pensiero critico che non sia sempre di opposizione e di contrapposizione all’altro”.
Un intervento duro, quello di Parri, che ha spostato il tema dal solo piano giudiziario a quello sociale e politico: non solo l’inchiesta sui tredici minorenni, ma anche il terreno in cui linguaggi d’odio, radicalizzazione e propaganda estremista possono trovare spazio tra i più giovani.
D’Ercole: “Siena deve scegliere da che parte stare”
Molto duro anche l’intervento della segretaria generale della Cgil Siena, Alice D’Ercole, che ha richiamato l’identità storica della città, definendola “terra di storia, di inclusione e accoglienza” e “terra di Resistenza e lotte per la difesa dei valori di libertà, uguaglianza e democrazia”.
Poi il riferimento diretto al caso senese: “È lo stesso deserto ideologico in cui accade che tredici ragazzi, qui a Siena, inneggino a fascismo, nazismo e postino immagini omofobe e pedopornografiche. Che pensano che sia normale organizzare ronde”.
“Nulla di questo è normale, nulla di questo sono ragazzate”, ha scandito D’Ercole. Parole nette, rivolte non solo alla piazza ma all’intera comunità: “Sono fatti che devono interrogare tutti. Devono far reagire le istituzioni, la società civile, le comunità studentesche e la scuola”.
La segretaria della Cgil ha insistito sulla necessità di non minimizzare quanto emerso dall’indagine: “Il fascismo non è un’idea, non è un ideale, non è un’opinione. Il fascismo è un crimine”.
Una piazza contro la normalizzazione dell’odio
Il presidio ha voluto lanciare un messaggio preciso: non derubricare la vicenda a bravata, non trattarla come un episodio isolato, non lasciare che l’abitudine ai linguaggi violenti finisca per anestetizzare la città. La presenza in Piazza Salimbeni è stata letta dai promotori come una risposta civile e collettiva a un’inchiesta che chiama in causa il mondo della scuola, le istituzioni, le famiglie, gli spazi educativi e l’intera comunità senese.
D’Ercole ha ringraziato Link Siena e il Collettivo Jamà’a per aver promosso la mobilitazione, chiudendo con un appello: “Non possiamo restare indifferenti. La comunità tutta, la nostra città, ha il dovere di reagire per consegnare un futuro di democrazia, libertà e diritti a se stessa. Deve scegliere di stare dalla parte giusta della storia”.
Il presidio si è concluso con le note di “Bella ciao”, cantata dalla piazza. Un finale simbolico per una mobilitazione nata per ribadire che, davanti all’odio e all’apologia del fascismo, Siena non intende restare in silenzio.