Teodora Axente e Siena, un legame nato prima del Palio: dalle "Metamorfosi del Sacro" al dialogo con Lorenzetti

Due mostre site-specific, il confronto con il Santa Maria della Scala e con Ambrogio Lorenzetti, fino al Drappellone del Palio del 16 agosto

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Quello tra Teodora Axente e Siena non è un incontro nato con il Drappellone. Quando il Comune l’ha scelta per dipingere il Palio del 16 agosto 2026, l’artista romena aveva già iniziato un dialogo profondo con la città, con la sua storia e soprattutto con quel confine tra sacro e quotidiano che attraversa tanto Siena quanto la sua pittura.

Nata nel 1984 a Sibiu, in Romania, Axente vive e lavora a Cluj-Napoca ed è legata alla nuova generazione di artisti cresciuti attorno alla cosiddetta Scuola di Cluj e alla Fabrica de Pensule, l’ex fabbrica di pennelli trasformata in uno dei poli culturali più importanti dell’Europa orientale. La sua è una pittura figurativa fortemente narrativa: figure enigmatiche, animali, reliquie, maschere e oggetti domestici diventano elementi di un universo sospeso fra memoria, sogno, spiritualità e metamorfosi.

La fede religiosa ha avuto un ruolo importante nella sua formazione. Il Comune di Siena, presentandola in occasione della consegna della seta del Drappellone, ha sottolineato come il suo linguaggio nasca dall’intreccio fra famiglia, fede e profondo studio della storia dell’arte, fino a costruire una pittura posta quasi sul confine fra tradizione e inconscio.

Ed è proprio questa sensibilità ad aver trovato a Siena un terreno particolarmente fertile.

Il primo incontro: “Metamorfosi del Sacro”

Il primo grande capitolo senese risale al novembre 2025, quando il Santa Maria della Scala ospita “Metamorfosi del Sacro”, la prima personale istituzionale italiana di Teodora Axente. Non una mostra semplicemente trasferita a Siena, ma un progetto concepito appositamente per l’antico ospedale, curato da Riccardo Freddo e Michela Eremita e nato da un’idea del presidente della Fondazione Santa Maria della Scala, Cristiano Leone.

Axente trascorre anche un periodo in città per studiare direttamente gli ambienti, gli affreschi, le reliquie e la storia del complesso. Da questo lavoro nascono 25 opere create specificamente per il Santa Maria della Scala.

Dentro quei dipinti entrano pezzi di Siena: gli affreschi del Vecchietta, il Velo della Vergine, il Chiodo della Croce, le reliquie provenienti da Costantinopoli e perfino oggetti che rimandano all’antica funzione ospedaliera del complesso, come bende, recipienti e strumenti di cura.

Una delle opere più significative è “The Ladder”, nella quale Axente rielabora proprio gli affreschi del Vecchietta trasformandoli in una scala sospesa simbolicamente tra terra e cielo. In “Still Life with Lilies”, invece, il Chiodo della Croce diventa il centro luminoso della composizione; in “Restoring the World” compare una giovane figura angelica che tiene fra le mani una fiala legata alla reliquia del sangue di Cristo conservata nel complesso.

La mostra originaria, aperta dal novembre 2025 al gennaio 2026, ha lasciato un segno tale da portare a un riallestimento nel 2026: dal 20 febbraio al 30 agosto, nell’ex stalla del Santa Maria della Scala, sono state nuovamente esposte quattordici opere di “Metamorfosi del Sacro”. Il nuovo allestimento è nato proprio in occasione della nomina di Axente a pittrice del Palio dell’Assunta.

Poi il Museo Civico: il confronto con Ambrogio Lorenzetti

Il rapporto con Siena si è rafforzato ulteriormente a pochi giorni dal Palio.

Dall’8 agosto 2026, nella Sala del Concistoro del Museo Civico, Axente è protagonista di “Allegoria. Dedica ad Ambrogio Lorenzetti”, altro progetto site-specific curato da Riccardo Freddo e Michela Eremita. Questa volta il confronto non è con la dimensione spirituale del Santa Maria della Scala, ma con uno dei simboli assoluti dell’identità civile senese: l’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti.

La mostra ruota attorno a due monumentali polittici composti complessivamente da ventidue dipinti inediti, posti in dialogo con il ciclo trecentesco. Axente rilegge in chiave contemporanea temi come giustizia, pace, prudenza, temperanza, ma anche tirannide, crudeltà e frode.

È un passaggio interessante anche per capire il suo rapporto con Siena: nel giro di pochi mesi Axente si è confrontata prima con la Siena del sacro e dell’assistenza, quella del Santa Maria della Scala, e poi con la Siena civile e politica, quella di Lorenzetti e del Palazzo Pubblico.

E adesso arriva il Palio.

La seta arrivata fino a Cluj-Napoca

C’è anche una curiosità che racconta quanto particolare sia stato il percorso verso il Drappellone.

La seta e il telaio del Palio sono stati portati direttamente nello studio dell’artista a Cluj-Napoca, in Romania. La consegna è avvenuta il 16 aprile scorso da parte di Michelina Eremita e di alcuni dipendenti dell’amministrazione comunale.

Su quella seta Axente ha dovuto confrontarsi con due elementi fondamentali: l’immagine della Madonna Assunta, alla quale è dedicata tradizionalmente la Carriera del 16 agosto, e la commemorazione dei cinquecento anni dalla Battaglia di Camollia, combattuta nel 1526 e conclusa con la difesa dell’indipendenza della Repubblica di Siena.

Dalla Romania a Siena, fino al Drappellone

Anche alcuni aspetti della vita artistica di Axente aiutano a capire il suo linguaggio. Cresciuta in Romania, si è avvicinata molto presto all’iconografia religiosa e alla pittura bizantina; la sua ricerca ha poi assorbito suggestioni della grande pittura europea, con una particolare attenzione alla tradizione barocca. Nel suo lavoro il corpo non è quasi mai semplicemente un corpo: diventa luogo di trasformazione, vulnerabilità, spiritualità e passaggio fra dimensione terrena e interiore.

C’è persino un lato meno conosciuto della sua creatività: Axente realizza personalmente anche abiti e accessori, costruendo costumi che in alcuni casi sembrano usciti direttamente dai suoi quadri. Ha creato borse utilizzando vecchie scatole di legno e si è cimentata persino nella realizzazione di scarpe, inserendo piccoli dipinti nei tacchi. È una ricerca nella quale pittura, oggetti, tessuti e immaginazione finiscono per appartenere allo stesso universo visivo.

Oggi quel percorso arriva a uno dei confronti più particolari che un artista possa affrontare a Siena: il Palio.

Per Teodora Axente il Drappellone non rappresenta quindi un incontro improvviso con Siena. È piuttosto il terzo capitolo di un rapporto costruito attraverso i luoghi più profondi della città: prima il Santa Maria della Scala, poi Ambrogio Lorenzetti e Palazzo Pubblico, infine il Palio.

La presentazione sarà seguita in diretta da Siena TV a partire dalle ore 18 dal Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico, con Claudio Giomini e Massimo Biliorsi, per raccontare l’attesa, la cerimonia e le prime reazioni all’opera dell’artista.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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