Il coraggio di seguire strade inesplorate, di accettare l’errore e di investire nella conoscenza senza conoscere in anticipo i risultati. È questo il messaggio che Telmo Pievani, evoluzionista, filosofo della scienza e divulgatore scientifico, ha portato all’Università di Siena in occasione della Bright-Night 2026.
Nell’Aula Magna del Rettorato, Pievani ha tenuto una lezione dal titolo “The unexpected in science: a theory of serendipity”, dedicata all’inaspettato nella ricerca scientifica e alla possibilità di arrivare a scoperte impreviste mentre si sta cercando qualcosa di completamente diverso. “L’inaspettato nella scienza è un tema molto bello perché fa capire quanto è importante la curiosità nell’indagine scientifica – ha detto-. La ricerca applicata è importante in medicina, in tanti campi, ma alla base di tutto ci sono delle idee, delle buone domande”.
Una riflessione rivolta anche alle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori. “Parlando con i giovani dottorandi e dottorande che diventeranno scienziati, ma anche professionisti in altri settori, questo è fondamentale: capire l’importanza della conoscenza di base, pura, delle buone domande”.
Il tema dell’inaspettato si lega a quello del coraggio, filo conduttore dell’edizione 2026 della Bright-Night. Un coraggio che, secondo Pievani, deve tradursi anche nella capacità di sostenere la ricerca fondamentale senza pretendere applicazioni immediate. “Coraggio e lungimiranza direi, che è forse uno degli aspetti che ci mancano molto oggi. L’idea è che costruiamo oggi dei percorsi conoscitivi nella scienza per ottenere risultati non necessariamente prevedibili nel tempo. È molto difficile questo, ovviamente, perché siamo in un’epoca in cui invece vogliamo tutto subito. Però in realtà la ricerca di base ha questo elemento importante: richiede lungimiranza. Vuol dire anche finanziamenti lungimiranti, quindi non finanziare solo perché ti aspetti un’applicazione, ma finanziare la conoscenza e la curiosità dei nostri ragazzi, che poi quando vanno in giro nel mondo sono bravissimi”.
Un altro aspetto centrale della lezione riguarda il ruolo dell’errore nel processo scientifico e la necessità di riconoscere il valore dei risultati inattesi. “L’errore nella scienza è generativo. Il problema è che non c’è un ambiente abbastanza tollerante nei confronti degli errori, perché tendiamo a costruire delle linee di ricerca dove si genera, si scrive il successivo paper che è soltanto un aggiornamento del precedente”. Proprio ciò che inizialmente appare come un’anomalia può rappresentare, secondo Pievani, il punto di partenza di una nuova scoperta. “Molto spesso ci sono grandi scoperte serendipitose che sono andate perse perché sono state viste come delle anomalie. In realtà quella anomalia è proprio quello che la natura, cioè l’esperimento, ti stava suggerendo in quel momento, solo che deviava dalla tua attenzione, dalla tua traiettoria”. Da qui l’importanza di mantenere un atteggiamento aperto nei confronti dell’inaspettato, senza rinunciare al rigore del metodo scientifico.
“C’è un grande scienziato che diceva che la grande scienza ha bisogno di grande rigore, ma a un certo punto ti devi anche prendere un po’ di libertà e vagare per strade un po’ laterali. Ci credo”.
Infine, Pievani ha richiamato il valore della formazione scientifica italiana e la capacità dei ricercatori di affrontare problemi complessi attraverso collegamenti tra discipline e conoscenze differenti. “Noi italiani, tra l’altro, abbiamo degli scienziati e delle scienziate che hanno una grande preparazione qualitativa più che quantitativa. Quando tu fai le indagini all’estero, perché gli italiani e le italiane hanno così grande successo all’estero, non soltanto come ricerca ma anche come professionisti, ti rispondono perché si fanno buone domande, perché hanno una capacità di connettere i problemi”. “È un aspetto più qualitativo, più umanistico anche in ambito scientifico”, ha concluso Pievani.