Una serie di importanti interventi eseguiti dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud ha interessato un tratto cruciale del torrente Tressa, alle porte di Siena. I lavori si sono concentrati in un contesto urbanizzato particolarmente sensibile, compreso tra l’uscita di Siena Ovest della tangenziale e la zona commerciale di Cerchiaia, un’area strategica che necessitava di una risposta decisa a criticità idrauliche legate a fenomeni di erosione. L’intero progetto, che si sviluppa su una lunghezza complessiva di circa un chilometro, ha visto l’impiego prevalente di tecniche di ingegneria naturalistica, coniugando la solidità strutturale al profondo rispetto per il paesaggio circostante. Per raggiungere questo obiettivo sono stati realizzati ben 320 gabbioni rigidi e sono state impiegate circa 3800 tonnellate di massi per la costruzione di scogliere protettive. I lavori sono stati finanziati dalla Regione Toscana, per un importo complessivo di 415mila euro, ed erano inseriti nel Piano degli interventi a seguito degli eventi meteorologici che dal 3 novembre 2019.
Il primo tassello di questo piano si è sviluppato in corrispondenza dell’immissione del fosso di Pescaia nel Tressa, proprio sotto lo svincolo di Siena Ovest. In questo punto si è provveduto al prolungamento della gabbionata esistente attraverso la posa di 200 gabbioni rigidi, che si sono attestati allo scatolare da cui le acque del fosso confluiscono nel torrente principale. Proprio per limitare la forte azione erosiva causata dalla confluenza, la protezione è stata estesa anche al fondo del torrente Tressa con l’ausilio di circa 400 tonnellate di massi.
Spostandosi in prossimità dell’uscita di Siena Sud, nel tratto compreso tra l’attraversamento della strada di Sant’Apollinare e la zona commerciale di Massetana Romana, l’intervento si è focalizzato sulla riprofilatura delle sponde e sulla realizzazione di alcuni tratti di scogliere, fondamentali per risolvere le criticità legate a profondi dissesti ed erosioni. Nello specifico, le scogliere hanno permesso di mettere in sicurezza sia la spalla sinistra del ponte della strada di Sant’Apollinare, sia la strada di Sant’Abbondio. Questo segmento dei lavori ha interessato uno sviluppo complessivo di circa 320 metri e ha richiesto l’utilizzo di circa 3.400 tonnellate di massi; per accelerare e favorire il ripristino ambientale dell’area, l’intervento è stato completato con la messa a dimora di talee di salice. Il progetto si è infine concluso in località Cerchiaia, dove si è proceduto allo scavo e alla riprofilatura di un tratto di 330 metri del torrente Tressa, oltre alla posa di 120 gabbioni rigidi per proteggere la sponda erosa che si trova proprio alle spalle dei primi edifici della zona commerciale.
«Questo imponente blocco di interventi sul torrente Tressa rappresenta una risposta concreta e strutturata a tutela di un’area ad altissima densità commerciale e urbana – sottolinea il presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, Federico Vanni – e dimostra come la programmazione del Consorzio sappia intercettare le reali fragilità del territorio. Lavorare alle porte di una città come Siena richiede una sensibilità doppia: dobbiamo garantire la massima efficienza idraulica per proteggere le attività economiche e le infrastrutture, ma dobbiamo farlo integrando le opere nell’ambiente. L’ampio ricorso all’ingegneria naturalistica conferma la nostra visione di una bonifica moderna, capace di mettere in sicurezza il territorio migliorandone, al contempo, il valore ecologico».
«Dal punto di vista tecnico e progettuale, la sfida principale è stata quella di operare in spazi ristretti e a ridosso di infrastrutture strategiche come la tangenziale e i ponti stradali – spiega il direttore dei lavori, l’ingegnere Andrea Dottarelli – e per questo abbiamo calibrato ogni singola azione sulla base delle specifiche criticità idrauliche di ciascun tratto. L’utilizzo dei gabbioni rigidi e delle scogliere in massi ciclopici ci ha permesso di stabilizzare le sponde soggette a forte erosione, mentre la scelta di inserire elementi vivi, come le talee di salice, innesca un processo di rinaturalizzazione spontanea. Le piante, crescendo, intrecceranno le loro radici con le strutture in pietra, aumentando la stabilità del terreno nel tempo e restituendo al torrente il suo aspetto naturale».