Torture a Ranza, le motivazioni del giudice: “Condotte reiterate, violenze e minacce gravi e sofferenze acute”

Pestaggio di un detenuto, depositate oggi le attese motivazioni con cui il giudice Jacopo Rocchi del tribunale di Siena, lo scorso 17 febbraio,  ha condannato 10 agenti della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di Ranza

Sono state depositate il 7 maggio le attese motivazioni con cui il giudice Jacopo Rocchi del tribunale di Siena, lo scorso 17 febbraio,  ha condannato 10 agenti della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di Ranza, col rito abbreviato, per il reato di tortura, in relazione al violento pestaggio di un detenuto tunisino, avvenuto l’11 ottobre 2018 durante un trasferimento di cella.

Gli operatori di Polizia furono condannati a pene a salire da 2 anni e 3 mesi fino a 2 anni e 6 mesi e 2 anni e 8 mesi. Gli imputati, oltre che di tortura in concorso, erano accusati sempre in concorso di lesioni aggravate.

La tortura fu riconosciuta come reato autonomo e non come aggravante, una delle prime volte in un processo in Italia: come si legge nel dispositivo del giudice di cui Siena Tv ha avuto visione, questi nel ritenere la sussistenza del reato, spiega che “per la decisione risulti la commissione da parte degli imputati, del delitto di tortura, mediante condotte reiterate, con violenze e minacce gravi che hanno cagionato acute sofferenze fisiche”. Il giudice aggiunge che il reato di tortura è oggettivo in quanto presenta ulteriori elementi, “quali il verificabile trauma psichico, la crudeltà degli imputati, e il trattamento inumano e degradante”.

Il 18 maggio altri 5 agenti andranno di fronte al giudice del dibattimento Ottavio Mosti con le medesime contestazioni.

C.C