La protesta organizzata ieri dai sindacati di Polizia di Stato a Siena torna a riaccendere i riflettori sulle condizioni dell’Ufficio Immigrazione della Questura. Sulla vicenda interviene il Coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia Siena, che ribadisce la necessità di procedere in tempi rapidi con il trasferimento della struttura negli spazi di via Aretina, attualmente occupati dal Circolo Arci Due Ponti.
«Come denunciano le organizzazioni sindacali – si legge nella nota di FdI –, l’attuale situazione è insostenibile: gli spazi attuali sono del tutto inadeguati e non garantiscono condizioni di lavoro sicure e dignitose agli operatori. Oltre alle criticità per il personale, si registra una totale mancanza di un’area di attesa per gli utenti. Famiglie con bambini, anziani e persone fragili sono costretti ad attendere il proprio turno in strada, a ridosso di una curva cieca fortemente pericolosa per il traffico. Di fronte ad un allarme così chiaro, è fondamentale intervenire subito.
Sebbene l’iter per la realizzazione di una nuova Questura sia stato avviato, i tempi burocratici si prospettano lunghi. Per questo motivo serve una risposta immediata: la situazione non è più procrastinabile.
Dopo tanti anni di immobilismo finalmente vediamo una soluzione concreta con iter già avviato e risorse stanziate: è l’immobile di via Aretina, già indicato dalla stessa Questura. Essendo di proprietà del Demanio, lo stabile è naturalmente destinato a finalità di interesse pubblico e in attesa del progetto definitivo di riordino degli interi uffici della Questura, rappresenta la risposta più idonea ed immediata ad un problema che ormai si protrae da troppo tempo.
In questo quadro appaiono del tutto incomprensibili le opposizioni della sinistra e del Circolo Arci a un trasferimento che tutela appunto, prima di tutto, le condizioni di lavoro degli agenti e i diritti e la sicurezza dei migranti. Di fronte a un’esigenza così urgente per l’efficienza di un ufficio pubblico di Stato, è evidente che non sia purtroppo possibile fare diversamente. Non esistono infatti altri locali demaniali con le caratteristiche specifiche richieste. Continuare a opporsi a questo trasferimento significa condannare la situazione all’immobilismo, impedendo la risoluzione di una criticità ormai cronica e finendo per generare disagi ancora maggiori per tutta la cittadinanza.