Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti, rientra da Verona con un giudizio pragmatico su Vinitaly e uno sguardo lungo su Siena e sul futuro del settore. Tra strette di mano ai produttori, incontri istituzionali e riflessioni sul ruolo dei territori, Pescini mette in fila numeri, cautela e proposte. Stamani è intervenuto in diretta a Buongiorno Siena.
Il bilancio: «Più business, meno passerelle»
Di fronte ai grandi numeri dell’edizione appena conclusa, il primo cittadino del Chianti storicizza l’evento, nato a Siena e poi spostato a Verona, e ne valuta l’impatto reale sulla filiera. L’affluenza resta robusta, ma a contare è la qualità dei contatti.
«Forse i numeri non sono esattamente maggiori degli anni precedenti, però è maggiore il flusso di quelli che si sono recati al Vinitaly per affari davvero e non solo per fare una passeggiata: è un segnale positivo.»
Segnale positivo anche dal territorio: il Chianti Classico chiude in lieve progresso rispetto allo scorso anno.
«La nostra zona segna già un “più” nei movimenti rispetto all’anno precedente: è limitato a una sola cifra, ma in un anno difficile è incoraggiante.»
Innovare per restare competitivi
Pescini non ha dubbi: serve spingere su idee e format nuovi, perché i mercati stanno cambiando e la concorrenza internazionale corre. Gli Stati Uniti restano il riferimento, ma si aprono piste inedite tra Africa e Asia.
«Sarebbe un errore madornale sedersi. In Europa e oltre si stanno evolvendo altri momenti del vino: per rimanere competitivi bisogna cambiare. I nostri produttori stanno cercando mercati diversi: c’è chi guarda alla Nigeria e ad altri Paesi africani o asiatici.»
Siena, tra memoria e progetto
All’idea di riportare Vinitaly sotto la Torre del Mangia, Pescini risponde con realismo: impossibile replicare Verona. Ma Siena, dice, può e deve costruire un progetto all’altezza delle sue denominazioni, valorizzando luoghi iconici come il Santa Maria della Scala e coinvolgendo l’intero territorio, non solo il capoluogo.
«Riportare il marchio Vinitaly a Siena? Mi sembra fantasia. E replicare un evento uguale a Verona oggi non è possibile. Però Siena può fare di più: c’è “Wine in Siena”, c’è il Santa Maria della Scala. Serve un lavoro diverso e molto più importante, coinvolgendo il territorio oltre il capoluogo—e, perché no, tutta la Toscana.»
Patrimonio ce n’è, ricorda il sindaco, ma non basta citarlo.
«Abbiamo quattro DOC eccezionali: Chianti Classico, Brunello, Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano. Non è sufficiente dire “ce li abbiamo noi”: occorre un lavoro mirato. Forse è venuto il momento di pensarci.»
Incontri istituzionali e rispetto delle parti
Dal faccia a faccia con il ministro Salvini alla serata con Emanuele Filiberto per una raccolta fondi della Lega del Chianti a favore della casa di riposo di Gaiole, Pescini rivendica stile istituzionale, chiarezza politica e apertura del territorio.
«Con Salvini non siamo affini politicamente—gliel’ho detto—ma un ministro della Repubblica rappresenta tutti. La diplomazia e l’educazione impongono che ci si presenti e lo si inviti.»
«Emanuele Filiberto è stato un patron gentile e molto educato: l’ho invitato a Gaiole. Viva l’Italia e viva la Costituzione repubblicana e democratica: è la nostra base comune.»
La rotta, per Pescini, è chiara: investire nella qualità delle relazioni e dei progetti, senza adagiarsi.
«Sarebbe un errore madornale sedersi. È il momento di alzare l’asticella.»