Vinitaly, Pescini: "Meno passerelle, più affari. Siena non sarà Verona, ma può alzare l’asticella"

Bilancio e prospettive dopo la kermesse del vino: affluenza solida, Chianti Classico in lieve crescita, mercati nuovi da presidiare e un appello a un progetto senese più inclusivo.

Di Redazione | 20 Aprile 2026 alle 21:00

Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti, rientra da Verona con un giudizio pragmatico su Vinitaly e uno sguardo lungo su Siena e sul futuro del settore. Tra strette di mano ai produttori, incontri istituzionali e riflessioni sul ruolo dei territori, Pescini mette in fila numeri, cautela e proposte. Stamani è intervenuto in diretta a Buongiorno Siena.

Il bilancio: «Più business, meno passerelle»

Di fronte ai grandi numeri dell’edizione appena conclusa, il primo cittadino del Chianti storicizza l’evento, nato a Siena e poi spostato a Verona, e ne valuta l’impatto reale sulla filiera. L’affluenza resta robusta, ma a contare è la qualità dei contatti.

«Forse i numeri non sono esattamente maggiori degli anni precedenti, però è maggiore il flusso di quelli che si sono recati al Vinitaly per affari davvero e non solo per fare una passeggiata: è un segnale positivo.»

Segnale positivo anche dal territorio: il Chianti Classico chiude in lieve progresso rispetto allo scorso anno.

«La nostra zona segna già un “più” nei movimenti rispetto all’anno precedente: è limitato a una sola cifra, ma in un anno difficile è incoraggiante.»

Innovare per restare competitivi

Pescini non ha dubbi: serve spingere su idee e format nuovi, perché i mercati stanno cambiando e la concorrenza internazionale corre. Gli Stati Uniti restano il riferimento, ma si aprono piste inedite tra Africa e Asia.

«Sarebbe un errore madornale sedersi. In Europa e oltre si stanno evolvendo altri momenti del vino: per rimanere competitivi bisogna cambiare. I nostri produttori stanno cercando mercati diversi: c’è chi guarda alla Nigeria e ad altri Paesi africani o asiatici.»

Siena, tra memoria e progetto

All’idea di riportare Vinitaly sotto la Torre del Mangia, Pescini risponde con realismo: impossibile replicare Verona. Ma Siena, dice, può e deve costruire un progetto all’altezza delle sue denominazioni, valorizzando luoghi iconici come il Santa Maria della Scala e coinvolgendo l’intero territorio, non solo il capoluogo.

«Riportare il marchio Vinitaly a Siena? Mi sembra fantasia. E replicare un evento uguale a Verona oggi non è possibile. Però Siena può fare di più: c’è “Wine in Siena”, c’è il Santa Maria della Scala. Serve un lavoro diverso e molto più importante, coinvolgendo il territorio oltre il capoluogo—e, perché no, tutta la Toscana.»

Patrimonio ce n’è, ricorda il sindaco, ma non basta citarlo.

«Abbiamo quattro DOC eccezionali: Chianti Classico, Brunello, Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano. Non è sufficiente dire “ce li abbiamo noi”: occorre un lavoro mirato. Forse è venuto il momento di pensarci.»

Incontri istituzionali e rispetto delle parti

Dal faccia a faccia con il ministro Salvini alla serata con Emanuele Filiberto per una raccolta fondi della Lega del Chianti a favore della casa di riposo di Gaiole, Pescini rivendica stile istituzionale, chiarezza politica e apertura del territorio.

«Con Salvini non siamo affini politicamente—gliel’ho detto—ma un ministro della Repubblica rappresenta tutti. La diplomazia e l’educazione impongono che ci si presenti e lo si inviti.»

«Emanuele Filiberto è stato un patron gentile e molto educato: l’ho invitato a Gaiole. Viva l’Italia e viva la Costituzione repubblicana e democratica: è la nostra base comune.»

La rotta, per Pescini, è chiara: investire nella qualità delle relazioni e dei progetti, senza adagiarsi.

«Sarebbe un errore madornale sedersi. È il momento di alzare l’asticella.»



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