Un diario quotidiano per raccontare Gaza e rompere il silenzio attraverso parole, immagini e testimonianze dirette. È stato presentato questa mattina, lunedì 18 maggio, nell’aula magna Virginia Woolf dell’Università per Stranieri di Siena, il progetto “BeMyVoice: un diario per Gaza – 2 libri, una mostra, 12 diari, in un progetto di comunicazione per non silenziare Gaza”.
L’iniziativa, inserita nel ciclo di incontri “Palestina e diritti negati: conflitto, genocidio e implicazioni globali”, porta a Siena il lavoro nato dalla corrispondenza quotidiana tra il giornalista palestinese Alhassan Selmi, rimasto nella Striscia durante il conflitto, e l’illustratrice Marcella Brancaforte, che ha trasformato in immagini analogiche su carta i racconti e i traumi della popolazione gazawi.
Insieme a loro anche il giornalista Raffaele Oriani, autore dei libri “Hassan e il genocidio” e “Il popolo meraviglioso”, pubblicati da People editore e nati proprio dall’esperienza di “BeMyVoice”.
“Tra i nostri studenti c’è anche Alhassan Selmi, un giornalista di Gaza che molti conoscono attraverso la televisione italiana – ha spiegato il rettore Tomaso Montanari –. Insieme a Marcella Brancaforte ha realizzato un vero e proprio diario da Gaza: lei disegna e illustra, lui spediva da Gaza le sue parole. Ora è qua con noi, insieme a Raffaele Oriani”.
Montanari ha definito i tre protagonisti del progetto “persone coraggiose” e ha sottolineato il valore del dialogo costruito tra Gaza e l’Italia attraverso la mostra ospitata dall’ateneo senese. “La nostra università ospita una parte della mostra che racconta questi diari, che hanno portato anche a due libri”, ha detto il rettore, ricordando anche le opere realizzate dagli studenti del liceo artistico Duccio di Buoninsegna dedicate alla situazione nella Striscia.

Parole forti quelle del rettore dell’Università per Stranieri, che ha ribadito la posizione dell’ateneo sul conflitto in corso: “Questa nostra università dà voce al popolo di Gaza che sta subendo un genocidio”.
Al centro dell’iniziativa anche il valore delle testimonianze dirette e dell’accoglienza garantita agli studenti palestinesi. “Da noi ci sono otto persone che si sono salvate diventando studentesse e studenti dei nostri corsi – ha aggiunto Montanari –. Siamo una piccola università, ma abbiamo fatto tutto lo sforzo possibile per averli qua con noi. Ogni giorno ci ricordiamo che non siamo noi a insegnare qualcosa a loro, ma sono loro che insegnano a noi che cosa vuol dire essere umani”.