Si completa il ritorno delle tarsie lignee raffiguranti Bruto e Camillo nella loro collocazione originaria all’interno della Sala del Mappamondo di Palazzo Pubblico di Siena, sede del Museo Civico di Siena.
Le opere, realizzate nel Quattrocento da Mattia di Nanni detto del Bernacchino per l’antica residenza della Signoria senese, sono ora visibili nel nuovo allestimento museale progettato dall’architetto Alessandro Bagnoli e curato dalla responsabile del Museo Michela Eremita. L’intervento restituisce alla Sala del Mappamondo uno dei suoi elementi storici più significativi.
Le tarsie facevano parte di un grande scranno ligneo collocato sotto la Maestà di Simone Martini, in uno dei luoghi simbolo della storia civica della città. Il nuovo allestimento è stato presentato questa mattina, lunedì 18 maggio, alla presenza del sindaco di Siena Nicoletta Fabio.
“Il ritorno di queste opere nella loro sede originaria rappresenta un momento di grande valore culturale e identitario per Siena – ha dichiarato il sindaco Nicoletta Fabio –. Le tarsie di Bruto e Camillo tornano a dialogare con la storia e con i capolavori custoditi nel Palazzo Pubblico, restituendo alla città un importante tassello della propria memoria civica”.
L’intervento conclude il percorso di recupero e valorizzazione avviato grazie alla collaborazione tra il Ministero della Cultura e il Comune di Siena, dopo che le opere erano state segnalate sul mercato antiquario dagli storici dell’arte Keith Christiansen, Gabriele Fattorini e Andrea De Marchi.
Acquisite dal Ministero della Cultura, le tarsie appartengono oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena e sono affidate in deposito al Museo Civico.
Bruto, fondatore della Repubblica romana, e Camillo, celebrato come secondo fondatore di Roma, rappresentano valori civici e repubblicani che da secoli trovano espressione nel Palazzo Pubblico senese. Il nuovo allestimento permette oggi di ricostruire il dialogo originario tra queste figure simboliche, i capitani di guerra senesi e i grandi cicli pittorici conservati nella sala.