Consorzio Vino Toscana riconosciuto da Ministero come organismo di riferimento per produzione Igt, ma vendemmia preoccupa

Il Consorzio Vino Toscana ottiene dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare il riconoscimento come organismo di riferimento per la produzione dell'indicazione geografica Toscana IGT. A preoccupare però sono le stime del calo della raccolta dell'uva

Di Redazione | 22 Agosto 2023 alle 22:00

Arriva direttamente dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare l’obiettivo prestigioso che riguarda il riconoscimento del Consorzio Vino Toscana come organismo di riferimento per tutta la produzione dell’indicazione geografica Toscana IGT. Un traguardo raggiunto grazie all’impegno profuso dalla Regione Toscana che posiziona il Consorzio Vino Toscana come ente rappresentante di tanti produttori di tutta la Regione in grado di unire le aziende che operano con il brand “Toscana”.

“Obiettivo a vantaggio solo della Regione Toscana – afferma a Siena Tv Cesare Cecchi, presidente Consorzio Vino Toscana – mancava un riferimento per istituzioni e produzione, il nostro è un consorzio più trasversale con un disciplinare che prevede la produzione di una gran varietà di vini, vorrei che nel consorzio si facesse squadra mettendo tante idee anche diverse”.

Un Consorzio che deve fare squadra tra le tante etichette e le molteplici diversità di vino che la Toscana offre. Sono Numeri importanti quelli del Consorzio Vino Toscana: ben 1594 i soci produttori sui circa 4000 totali che rivendicano Toscana IGT, il 39,5% dei produttori e oltre il 58% della produzione complessiva regionale con circa 95,5 milioni di bottiglie di vini e una quota di export di ben il 69%. Nonostante questo risultato, sono iniziate le prime vendemmie e le stime tracciano un calo medio della raccolta di uva a doppia cifra, dovuto a diversi fattori: tra cui il grande caldo, la siccità, la grandine e l’attacco della peronospora.

“Il problema comune è la riduzione della produzione, per via delle piogge tarde in primavera, della siccità e per via della peronospora – conferma Cecchi – sarà una perdita rilevante a doppia cifra, in alcune zone di circa il 40-50%”



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