Parte il 6 settembre da Siena con destinazione Tanzania il percorso di Federica Zagordo, giovane specializzanda in Ortopedia all’Università di Trieste, che ha scelto di dedicare sei mesi della propria formazione alla cooperazione sanitaria internazionale con Medici con l’Africa Cuamm.
La destinazione sarà l’ospedale di Tosamaganga, nel distretto di Iringa, dove Federica lavorerà per sei mesi come Junior Project Officer, affiancando medici e operatori sanitari locali.
Per lei non si tratta della prima esperienza in Africa. Prima di iniziare la specializzazione, infatti, aveva trascorso tre mesi in Madagascar con un’altra associazione. Un’esperienza nata anche da un momento di incertezza sul proprio futuro professionale, ma che si è rivelata decisiva: “Avevo preso un anno sabbatico perché mi sentivo confusa su quale direzione intraprendere – racconta Federica -. In Madagascar ho visto un grande bisogno di ortopedici nella popolazione e così mi sono convinta a provare questa strada”.
Da quell’esperienza è maturata una scelta precisa: quella di guardare alla cooperazione internazionale come possibile direzione del proprio futuro. “Adesso penso a un futuro nella cooperazione. So che incontrerò delle sfide e che non sarà semplice guadagnarmi la fiducia delle persone del posto”.
A Tosamaganga Federica si troverà a lavorare in un contesto profondamente diverso da quello a cui è abituata, anche dal punto di vista delle risorse disponibili. Ed è proprio questa distanza a rappresentare, per lei, una delle principali opportunità di crescita professionale e umana. “Spero che le differenze culturali mi daranno anche la possibilità di imparare a fare un’ortopedia diversa e a trattare i problemi con molti meno mezzi di quelli che noi abbiamo la fortuna di avere”.
Il Cuamm è presente in Tanzania dal 1968 e nel 2025 ha sostenuto 74 strutture sanitarie attraverso il lavoro di oltre 84 operatori, in larga parte locali. L’organizzazione è impegnata in diverse regioni del Paese, tra cui Iringa, Shinyanga, Simiyu, Dodoma e Zanzibar.
Al centro dei progetti ci sono soprattutto la salute materno-infantile, la gestione delle emergenze ostetriche e la lotta alla malnutrizione acuta e cronica. Gli interventi riguardano anche la formazione del personale sanitario, la prevenzione e il trattamento dell’Hiv e la gestione delle malattie croniche, come diabete e ipertensione, sempre più diffuse anche nel continente africano.
La partenza di Federica arriva in un momento in cui la Tanzania, come altri Paesi africani, deve fare i conti con profonde diseguaglianze e con le conseguenze delle crisi globali, da quelle climatiche e ambientali fino agli effetti dell’instabilità internazionale. In questo scenario, il rafforzamento dei sistemi sanitari e la continuità dell’assistenza alle popolazioni più vulnerabili rappresentano una delle sfide principali della cooperazione.
Ma per Federica la missione non sarà soltanto un modo per mettere le proprie competenze al servizio degli altri. Sarà anche un’occasione per imparare.
E quando le viene chiesto cosa non possa mancare nella sua valigia, la risposta è semplice e, insieme, simbolica: “Concretamente, il tè. Metaforicamente, i miei valori e i miei ideali”.
Perché la scelta di partire nasce da una convinzione profonda: “Credo nel profondo che ci si debba aiutare l’un l’altra. Al momento, mi trovo nella condizione di poter fare questa esperienza e di mettere a disposizione le mie competenze ed è giusto che le condivida e che dia loro modo di amplificarsi grazie all’incontro con una realtà diversa”.
Sei mesi lontano da casa, dunque, per una giovane medico senese che ha scelto di trasformare la propria formazione in un’esperienza di solidarietà, confronto e crescita, portando in Tanzania le proprie competenze e tornando, almeno nelle intenzioni, con uno sguardo diverso sulla propria professione.