Edu Didaday, Siena al centro del dialogo tra musei, educazione e accessibilità

Al Santa Maria della Scala due giornate di alta formazione e confronto tra istituzioni culturali, scuole ed esperienze da tutta la Toscana

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Ci sono appuntamenti che non si limitano a riempire una sala, ma riescono a spostare il baricentro di una discussione. “Edu Didaday – Musei Toscani”, andato in scena il 4 e 5 settembre al Santa Maria della Scala, ha fatto questo: portare al centro il museo non come contenitore, ma come strumento di relazione, formazione e inclusione.
La formula, ampliata rispetto alle precedenti esperienze, ha messo in dialogo realtà toscane e contributi arrivati anche da fuori regione. Il risultato è stato un confronto fitto, accompagnato da workshop molto seguiti e da tavoli informativi che hanno dato sostanza pratica alle riflessioni della plenaria.

Venerdì il tema era quello dell’inclusione e del welfare culturale. Stefano Karadjov, direttore Fondazione Brescia Musei, ha parlato di museologia sociale come della forma più compiuta del lavoro museale, capace di superare la sola conservazione del patrimonio. Tra i progetti citati, ha colpito quello dedicato ai senza fissa dimora, coinvolti in un percorso dentro i musei della città, per renderli partecipi di un patrimonio che fino a quel momento avevano incrociato solo dall’esterno. Un’idea forte, che ha aperto una riflessione concreta sui pubblici fragili e sul diritto alla cultura.
Accanto a lui, la giornata di venerdì ha messo in fila anche le esperienze di Cristina Bucci e Chiara Lachi per la rete Musei Toscani per l’Alzheimer, di Irene Balzani per Palazzo Strozzi, di Irene Innocente per il Centro Pecci e di Federica Tiripelli per il Cassero, in un dialogo serrato su accessibilità, cura e partecipazione.

Sabato mattina l’asse si è spostato sull’educazione al patrimonio. Chiara Pellicciari ha portato l’esperienza dei Musei Civici di Reggio Emilia, insistendo su un punto: i servizi educativi devono fare ricerca, stare al passo coi bisogni e, se possibile, anticiparli. Da qui il racconto di “Una settimana al museo”, progetto inserito in una visione di scuola diffusa, con proposte costruite insieme ai docenti. Il museo, in questa prospettiva, non è solo luogo di visita ma spazio da abitare. Tra le presenze istituzionali anche quella del sindaco di Siena Nicoletta Fabio, intervenuta ai lavori e ai workshop.
Nella seconda giornata sono arrivati anche i contributi di Alessio Bertini di Fondazione Pistoia Musei, Luca Giannini del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Paola Garavelli della Fraternita dei Laici di Arezzo e dei referenti del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, che hanno arricchito il confronto con esperienze diverse di didattica e cittadinanza attiva.
“Il bilancio è molto positivo”, ha detto la direttrice del Santa Maria della Scala, Chiara Valdambrini, che parla di una “edizione zero” da consolidare nel tempo, con l’ambizione di far diventare Siena un punto di riferimento toscano per formazione, ricerca e buone pratiche. Importante, ha aggiunto, il sostegno della Regione.

Per il vicepresidente della Fondazione Santa Maria della Scala, Niccolò Fiorini, la due giorni rafforza una strategia legata a educazione, infanzia, impatto sociale e lavoro condiviso con il territorio. Michelina Simona Eremita, responsabile del Servizio Musei e Collezioni Civiche del Comune di Siena, ha definito l’iniziativa preziosa per operatori e insegnanti; Carolina Taddei , coordinatrice della Fondazione Musei Senesi, ha richiamato il valore della rete e del fare sistema.



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