“Come fossi una bambola. Storie di dipendenza affettiva e di chi ne è uscito”, questo il titolo del libro della giornalista e conduttrice televisiva Francesca Fialdini, scritto con lo psicoterapeuta Massimo Giusti. Il volume è stato presentato oggi all’Università di Siena.
“Ho sentito l’esigenza di parlare non solo dell’epilogo della violenza, ma di ciò che viene prima: delle relazioni che ci tengono intrappolati, dove non siamo liberi né felici e spesso subiamo manipolazione senza nemmeno riconoscerla, afferma la giornalista Francesca Fialdini. Insieme a Massimo Giusti e al suo team ho voluto trasformare questo tema in un libro divulgativo ma anche profondo, capace di raccontare cosa accade nella nostra mente e perché spesso non si riesce ad arrivare in tempo. La dipendenza affettiva non ha un genere.
Abbiamo scelto casi simbolici e significativi che ci aiutassero a mostrare diversi aspetti di questo meccanismo, pur sapendo che i ruoli possono essere ribaltati. So che esistono differenze culturali legate ai ruoli di genere, e concentrarsi sulle donne ci ha permesso di approfondire un certo tipo di dinamica; in futuro mi piacerebbe affrontare lo stesso discorso anche dal punto di vista maschile.
Parlare apertamente di questi temi e renderli accessibili a tutti è fondamentale. Dal punto di vista normativo sono stati fatti passi avanti importanti, anche se ci abbiamo messo molto tempo, ma trasformare tutto questo in consapevolezza collettiva richiede tempo. Per me è stato naturale partire dall’osservazione della realtà e dalla volontà di approfondire temi urgenti e vicini alla sensibilità delle persone. Non mi bastava raccontare soltanto il finale delle cronache. Non solo casi come quello di Giulia Cecchettin e Filippo Turetta che hanno fatto molto rumore , ma anche storie di tante donne che ogni giorno combattono una guerra silenziosa.”
“Il tema centrale è la dipendenza affettiva, una forma di attaccamento eccessivo nelle relazioni di coppia, spiega lo psicoterapeuta Massimo Giusti. Negli ultimi anni se ne parla sempre di più ed è diventata anche oggetto di ricerca scientifica, ma siamo ancora lontani da una vera formulazione diagnostica. Si ipotizza che in futuro possa essere riconosciuta tra le dipendenze comportamentali. Gran parte del merito va a Francesca, che da anni si occupa di questi temi con grande sensibilità e capacità divulgativa. Nel libro abbiamo inserito estratti e passaggi clinici tratti dalle sedute, raccontati e commentati da lei, per accompagnare il lettore dentro una realtà che normalmente rimane chiusa nello studio dello psicoterapeuta”.
