Mps, i sindacati a Sette Giorni: "Le parole di Messina non bastano, vogliamo garanzie scritte"

 Dalle preoccupazioni per l'occupazione al futuro della direzione generale, fino alle critiche alla politica nazionale. Confronto su Siena TV con Cristina Pascucci (FISAC CGIL), Riccardo Pucci (CISL) e Massimo Martini (UIL).

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Amarezza per l’esito dell’assemblea degli azionisti, preoccupazione per il futuro dei lavoratori e del territorio, ma soprattutto una richiesta condivisa: le rassicurazioni di Intesa Sanpaolo devono diventare impegni concreti, messi nero su bianco. È questo il messaggio emerso dalla puntata di “Sette Giorni”, il programma di approfondimento di Siena TV, che ha ospitato Cristina Pascucci, segretaria generale FISAC CGIL Siena, Riccardo Pucci, segretario generale CISL Siena, e Massimo Martini, coordinatore provinciale UIL Siena.

Al centro del confronto il futuro del Monte dei Paschi, a due giorni dall’assemblea del 29 ottobre che ha bocciato il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, aprendo una nuova fase nella partita con Intesa Sanpaolo.

Una discussione partita dalle immagini del presidio organizzato giovedì mattina davanti alla sede dell’assemblea e dalle dichiarazioni dello stesso Lovaglio, che all’uscita aveva commentato l’esito del voto con poche parole: “È andato esattamente come avevamo previsto”, ribadendo la convinzione nel proprio progetto e nella possibilità di continuare a creare valore.

Pascucci: “Due mondi nella stessa assemblea”

A descrivere il clima vissuto giovedì è stata Cristina Pascucci, presente sia al presidio sindacale sia all’assemblea degli azionisti. “La sensazione è quella di una grossa amarezza”, ha spiegato, raccontando di aver visto “due mondi” nella stessa stanza: da una parte i piccoli azionisti, portatori non soltanto di interessi economici ma anche di quelli del territorio, dall’altra i grandi azionisti, rimasti in silenzio durante l’assemblea. “I piccoli azionisti sono stati gli unici a prendere parola, mentre i grandi azionisti, quelli che hanno espresso oltre il 90 per cento, sono stati silenti, hanno semplicemente votato”. Per la sindacalista, nonostante Lovaglio continui a sostenere che la partita non sia chiusa, il voto ha modificato profondamente gli equilibri: “È evidente che l’Opas di Banca Intesa, quel progetto, in questo momento ha la strada spianata, almeno stando agli elementi che abbiamo al momento”.

Martini: “Togliere il Monte da Siena sarebbe come tagliare la testa alla Torre del Mangia”

Il legame tra Monte dei Paschi e territorio è stato al centro dell’intervento di Massimo Martini, che ha richiamato soprattutto il ruolo dei correntisti. “Non bisogna mai scordarsi che i correntisti sono rimasti legati alla banca” anche nei momenti più difficili, ha ricordato il coordinatore provinciale della UIL. Un rapporto che va oltre quello tradizionale tra cliente e istituto di credito: “La banca è ritenuta, nella nostra provincia, nel nostro territorio, un’istituzione”. Martini ha espresso apprezzamento per il percorso di Lovaglio, riconoscendogli la volontà di difendere l’identità senese della banca. Poi un’immagine forte: “È come tagliare la testa alla Torre del Mangia, levare la banca da Siena”. Da qui la necessità, secondo il sindacalista, di arrivare al confronto con i futuri interlocutori da una posizione di forza, sostenuta dall’intera comunità.

Pucci: “Oltre 4.500 dipendenti in Toscana. Il Monte è un patrimonio nazionale”

A riportare il dibattito sulla dimensione occupazionale è stato Riccardo Pucci, che ha ricordato come il futuro del Monte non riguardi soltanto Siena. “Si parla, sulla parte toscana, di oltre 280 filiali, più di 4.500 dipendenti”, ha sottolineato, richiamando le possibili ripercussioni sull’accesso al credito e sul sostegno alle imprese. Particolare attenzione anche all’indotto senese, che secondo le cifre richiamate durante la trasmissione coinvolge tra le 800 e le 1.200 persone, oltre ai più di duemila dipendenti diretti presenti sul territorio.

“Per noi il Monte è sempre stata una famiglia”, ha spiegato Pucci, sottolineando come il futuro della banca abbia conseguenze potenzialmente rilevanti per l’intero Paese. Il segretario della CISL non considera ancora definitivamente conclusa la partita: “Credo molto alle parole che ha detto Lovaglio quando ha detto che la partita non è finita”, richiamando anche i prossimi passaggi davanti all’Antitrust.

Il caso Coppini divide, ma i sindacati criticano la scelta della Fondazione

Durante la trasmissione si è parlato anche dell’assenza del presidente della Fondazione Mps Riccardo Coppini all’assemblea degli azionisti e della posizione assunta dall’ente nei giorni precedenti. Pascucci ha definito la mancata presenza del presidente un fatto “assolutamente irrituale”, collegandolo al clima di tensione seguito alla posizione della Fondazione. Martini ha espresso una valutazione altrettanto critica: “Io avrei evitato di fare quell’uscita”, pur riconoscendo che la scelta potrebbe essere stata dettata da una diversa valutazione degli scenari futuri. Anche Pucci ha parlato di un “punto interrogativo”, osservando come Siena si aspettasse probabilmente un atteggiamento differente da parte di chi rappresenta un’istituzione così profondamente legata alla città.

Diversa, invece, la valutazione su Lovaglio, riconosciuto dagli ospiti come protagonista di un percorso di risanamento e di un progetto che, pur con giudizi e sensibilità differenti, prevedeva il mantenimento dell’integrità della banca e delle funzioni direzionali sul territorio.

Pascucci: “La politica locale unita, ma da Roma arrivano silenzi”

Un altro passaggio significativo del confronto ha riguardato il ruolo delle istituzioni. Pascucci ha riconosciuto alla politica locale una posizione sostanzialmente unitaria, al di là delle appartenenze partitiche. Un giudizio positivo condiviso anche da Pucci, che ha ricordato la presenza delle istituzioni territoriali e il lavoro comune sviluppato negli ultimi mesi.

Più severa la valutazione della segretaria FISAC CGIL sul livello nazionale. “Più su si va e più la politica però è assente, quindi sentiamo dei silenzi da parte della politica a Roma”, ha dichiarato Pascucci, sottolineando come la vicenda Mps riguardi il modello di credito che il Paese intende mettere al servizio dell’economia.

Critico anche Martini, che ha osservato di non aver ascoltato una posizione definita né dalla presidente del Consiglio né dai leader delle altre forze politiche.

Il rappresentante UIL ha inoltre dichiarato che avrebbe voluto una partecipazione più ampia dei sindaci della provincia al presidio di giovedì, ricordando quanto la presenza degli sportelli bancari sia importante anche nei piccoli centri.

Le rassicurazioni di Messina e la risposta dei sindacati: “Aspettiamo il piano industriale”

Il momento centrale dell’ultima parte del confronto è arrivato con le dichiarazioni di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che il giorno successivo all’assemblea ha assicurato attenzione all’occupazione, nuove assunzioni di giovani e investimenti sul territorio. Parole sulle quali i tre sindacalisti hanno espresso una posizione prudente, chiedendo che gli annunci siano accompagnati da un piano industriale e da accordi verificabili.

“Noi come sindacato siamo abituati a guardare la carta, a vedere che cosa poi alla fine si riesce a mettere negli accordi e le garanzie che poi vengono trascritte e vengono anche firmate”, ha dichiarato Pascucci. La preoccupazione riguarda in particolare le sovrapposizioni tra le reti commerciali e tra le strutture direzionali dei due gruppi bancari. “Siamo in attesa di un piano industriale. Anche lì si possono leggere su carta quali sono i reali progetti. Queste rimangono un po’ parole”, ha aggiunto la segretaria FISAC CGIL.

Martini ha riportato il confronto alle domande che potrebbero porsi già oggi le famiglie senesi: che cosa accadrà ai conti correnti? In quale filiale lavoreranno i dipendenti? Ci sarà la possibilità di scegliere oppure le decisioni saranno imposte dalle riorganizzazioni?

“I correntisti o i dipendenti vogliono sapere quale sarà il loro futuro”, ha ribadito, ipotizzando che per ottenere risposte più precise potrebbe essere necessario attendere i primi mesi del 2027. Sulla stessa linea Pucci, che ha richiamato la necessità di tutelare occupazione, competenze professionali e rete degli sportelli. “Le parole sono state dette tante”, ha osservato, sottolineando che le garanzie dovranno essere discusse ai tavoli con le organizzazioni sindacali.

Il voto degli azionisti ha aperto una fase nuova, ma per i sindacati restano ancora molte domande senza risposta. Dal destino delle direzioni generali alla possibile riorganizzazione degli sportelli, dalle ricadute sull’indotto al futuro dei correntisti. Perché il futuro del Monte dei Paschi non si misura soltanto nei rapporti di forza tra gli azionisti, ma anche in ciò che resterà alla città e alle persone che hanno contribuito alla storia della banca.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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